Cosa sono, quanto ci fanno soffrire, come si risolvono.
A spasso verso un futuro migliore
Sai, la gente è strana, prima si odia e poi si ama; cambia idea improvvisamente, prima la verità poi si mentirà...senza serietà, come fosse niente. Sai, la gente è matta, forse è troppo insoddisfatta, segue il mondo ciecamente: quando la moda cambia, lei pure cambia, continuamente e scioccamente. Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo ! Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me, un sole che splende per me soltanto... come un diamante in mezzo al cuore. Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo! Non cambierai, dimmi che, per sempre sarai sincero e che mi amerai davvero di più, di più, di più. Sai, la gente è sola, come può, lei si consola... per non far sì che la mia mente si perda in congetture, in paure, inutilmente e poi per niente. Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo! Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me, un sole che splende per me soltanto, come un diamante in mezzo al cuore!Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell’universo! Non cambierai, dimmi che, per sempre sarai sincero e che mi amerai davvero di più, di più, di più. (Mia Martini)
Cos’è un conflitto interiore? Da cosa si genera e perché?
Un filosofo austriaco del diciottesimo secolo, Rainer Maria Rilke sosteneva che , in fondo, "così noi viviamo, per sempre prendendo congedo". Come si interseca una tale affermazione con il tema dei conflitti?
Noi generiamo conflitti in ogni istante, ma non in ogni istante stiamo male in conseguenza dei conflitti. L’idea di "lasciare" continuamente qualcosa o qualcuno perché, la vita si trasforma, ci fa dispiacere, ci produce nostalgia o malinconia. E a quel punto, vorremmo fermare il tempo, come in una foto istantanea (non importa se a colori o in bianco e nero), portandocela sempre con noi. A volte, grazie all’immaginazione ci riusciamo, altre volte sbiadisce: vorremmo trattenere quel ricordo con noi. Tutto questo ci fa soffrire perché ci crea dei conflitti: infatti vorremmo fare di meglio e di più. Esistono tanti tipi di conflitti, fisiologici o meno.
Cerchiamo di capire qualcosa di più
L’immagine proposta è abbastanza esplicativa. Quali saranno i motivi dello stato d’animo conflittuale della ragazza? Sarà stata bocciata ad un esame, avrà avuto problemi col partner? Ha "perso" qualcosa di importante? Chiunque la osservi, per un verso o per un altro, ci si può rivedere, per via del fatto che, come recita la definizione, i conflitti sono stati di tensione più o meno intensi e più o meno gravi, che si generano dalla difficoltà di prendere una decisione.
Ogni volta che dobbiamo scegliere qualcosa, sul piano decisionale e comportamentale, possiamo contare sull’operatività del nostro cervello, che è programmato appositamente per elaborare strategie operative, che seguono il seguente schema:
Prendere in considerazione il problema
;
Scegliere fra le possibili soluzioni;
Valutare l’attuazione
Tutte le tre fasi, dal momento che presentano molteplici opzioni, costituisco l’innesco per conflitti decisionali, circa la comparazione fra costi e benefici. Man mano che si risolvono, si applicherà quello che serve al raggiungimento dell’obiettivo..
Tutto ciò non accade solo nelle decisioni importanti della vita, ma continuamente, a livello prevalentemente inconsapevole. Ad esempio, quando dobbiamo scegliere le parole appropriate per la costruzione di un discorso sensato, nella nostra mente formuliamo l’idea, poi la dobbiamo rivestire di emozioni che andranno, ovviamente, verbalizzate. E scegliere una singola vocale al posto di un’altra, molte volte determina una differenza considerevole. Ad esempio, non è la stessa cosa dire Torano (ridente cittadina in provincia di Cosenza) o Torino (capoluogo piemontese). Se una semplice vocale, all’interno di una parola, determina la necessità di operare miriadi di valutazione che, alla base, produrranno microconflitti (che vocale sceglierò, in funzione di ciò che intendo trasmettere?), la cosa si complica nel momento in cui esiste la necessità di mettersi in relazione complessa col mondo esterno.
Esiste la seguente verità: la nostra mente, quando costruisce idee e parole, deve operare una serie di scelte in funzione di quello che pensiamo. Se qualcosa ci disturba sarà ancora più difficile riuscire a scegliere cosa fare... dalla cose più semplici a quelle più articolate.
Quante volte siamo bloccati dalla paura di far soffrire qualcuno, paura di dover pagare un prezzo elevato per le nostre scelte... e poi scoprire che non ne valeva la pena. Quando, da bambini, avevamo paura delle punizioni, in fondo temevamo di far soffrire un nostro genitore, il quale ci puniva e poi si sentiva colpa, per essere stato aggressivo: una serie di conflitti., dai quali difficilmente ci si libera, sul piano dell’oppressione, perché, la verità è che non possiamo vivere senza conflitti come, d’altronde, non possiamo vivere senza frustrazioni!
E’ un sistema adottato dalla natura per costringerci a migliorare continuamente, il nostro modo di operare, di pensare. E’ come se fossimo degli atleti, indotti in maniera continua e relativamente costante ad allenarsi per rendere al meglio, in funzione di un obbiettivo: appagare ciò che serve per dare un senso alla vita.
Prima di continuare, per rilassarci e fare il punto della situazione rispetto a quello di cui si è parlato finora, suggeriamo di vedere il seguente filmato.
"Scusate il ritardo" è il secondo film di Massimo Troisi, in cui si narra la storia di Vincenzo, un trentenne meridionale e disoccupato, la cui vita si dipana tra i pianti dell’amico Tonino (Lello Arena), che non riesce a darsi pace dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, i conflitti col fratello Alfredo (Franco Acampora) e la travagliata storia con Anna (Giuliana de Sio) alla quale non riesce ad esternare tutti i sentimenti e le attenzioni che lei invece cerca. Il film è stato considerato dalla critica l’opera migliore dell’autore partenopeo, visto lo spessore tematico ed artistico e la forza e l’efficacia con cui Troisi riesce a scavare all’interno della sua anima e ottiene numerosi premi tra cui il David di Donatello (per il miglior attore non protagonista a Lello Arena e anche per la migliore attrice non protagonista a Lina Polito), la Maschera d’Argento, il Premio UBU e il Biglietto d’oro per l’incasso della stagione 1982/83.
Come mai lo abbiamo proposto?
Domandiamoci perché, Massimo Troisi, ha avuto un successo clamoroso. Oltre all’indubbia bravura, questo artista ha rappresentato una sorta di "conflitto vivente" che andava al di là del copione scenico e proseguiva in molti aspetti della propria esistenza. Tutto questo, ce lo ha fatto "vivere" come qualcosa di attinente alla nostra persona. Nel brano proposto, i conflitti riguardano il rapporto con la sorella, quello col fratello (di cui si sente inferiore) quelli con se stesso (scarsa autostima, vittimismo, etc.).
E se non bastasse quanto espresso finora, c’è anche questa interessante clip tratta da "Le vie del Signore sono finite", un film del 1987 scritto, diretto ed interpretato da Massimo Troisi e vincitore di un Nastro d’Argento per la miglior sceneggiatura. Camillo (Massimo Troisi) un barbiere di Acquasalubre, durante il Fascismo, soffre di una malattia psicosomatica che gli impedisce l’uso delle gambe senza avere tuttavia alcuna lesione organica: il suo medico ne indica la causa nell’amore finito tra lui e Vittoria (Joe Champa).
In fondo, alla stregua di Massimo Troisi, molte volte non sappiamo come risolvere i nostri conflitti. Altre volte, invece, sapremmo che fare ma, paradossalmente, aumenta il nostro disagio interiore perché "sentiamo" di non poter applicare quanto abbiamo deciso, per questioni di opportunità contingente.
Quante volte ascoltiamo persone che affermano: "Io conosco l’origine dei miei problemi, so perché sto male, ma so che non posso farci nulla".
Queste sono le circostanze più difficili, perché e come se per alcuni aspetti, si percepisca una realtà molto sofferente: quella di essersi recati all’interno di una struttura carceraria), essersi rinchiusi celle costruite da se stessi, avere accostato la porta di metallo (che dividerà dal mondo libero), aver girato la chiave nella serratura e, dopo, aver consegnato questa chiave a qualcuno (responsabile del non poter azionare la strategia di risoluzione dei conflitti) e, alla fine, essere rimasti da soli a riflettere sul perché... come la ragazza dell’immagine proposta precedentemente.
Ma... perché la vita deve andare così, ma... perché la vita non è più semplice, ma... perché devo pensare "troppo"?
In realtà, a parte il fatto che non si pensa "troppo" ma, semmai, si pensa "male", quando attiviamo il cervello ci poniamo di fronte a diverse opzioni: quali sceglieremo? Capita sovente che, pur sapendo cosa fare non possiamo agire: a volte per opportunità , a volte per opportunismo, per non far soffrire qualcuno, a volte per non incorrere a delle problematiche conseguenti a responsabilità eccessive rispetto a quelle che vorremmo rivestire.
E allora, potremmo cambiare sistema di pensiero. Già, ma perché non lo facciamo? In fondo ..è così semplice!
Perché "difendiamo" i conflitti non risolti?
A volte ci riteniamo gente strana (come sostiene Mia Martini nella canzone proposta all’inizio), ci odiamo per poi avere una motivazione di godere, brevemente, della riconciliazione, dopo aver fatto pace, non sapendo in realtà vivere in pace, perché al di fuori di una guerra c’è chi percepisce una vita piatta e quindi genera dei conflitti, aggiungendoli alle proprie vicissitudini interiori.
C’è anche un’altra verità.
Ognuno è strutturato in funzione di un percorso esistenziale, fatto di tutto ciò che ha imparato, di tutto quello che ha incontrato lungo il suo personale cammino di vita. E’ come se ognuno di noi fosse proprietario di un’impresa di costruzioni dove, al tempo stesso, riveste il ruolo di imprenditore, operaio, manovale ingegnere, geometra, architetto... e con le proprie mani si ponesse, come obiettivo, l’edificazione di una struttura complessa. Nessuno in queste circostanze sarebbe incline e felice a modificare qualcosa di ciò che ha realizzato con tanta fatica.
Immaginiamo un operaio che si costruisce la propria casa, nei momenti di festa, di notte, con qualsiasi condizione climatica, perché sono gli unici momenti che ha a disposizione. Un giorno, arriva un specialista che gli dice: "Qualcosa non va, bisognerebbe fare delle modifiche sostanziali e strutturali!". Ebbene, questo artigiano edile si troverebbe costretto a concordare sulla diagnosi ma, al tempo stesso, all’idea di aver speso male il proprio tempo, non potrebbe non provare enorme fastidio.
Ecco perché, di solito, ci opponiamo ai cambiamenti!
Se, invece, qualcuno ci mettesse in condizione di capire che, tutto ciò che siamo diventati (con pregi e, soprattutto, difetti) fa parte del nostro modo di essere e ci ha reso unici ed irrepetibili, potremmo arrivare a concludere che, grazie alla nostra caratterizzazione, riusciremmo anche a cambiare ottimizzando ciò che abbiamo imparato e diventando migliori. Ci sentiremmo liberi...
...ma liberi da cosa?
Filumena Marturano è una commedia teatrale in tre atti scritta nel 1946 da e inserita dall’autore nella raccolta Cantata dei giorni dispari.. Nella drammaturgia internazionale è uno dei lavori più conosciuti e più apprezzati dal pubblico e dalla critica. Scritta originariamente per la sorella Titina (che rese una grande interpretazione del personaggio femminile Filumena), è stata in seguito magistralmente interpretata anche dall’attrice Regina Bianchi. La storia si snoda a Napoli e narra di Filumena, una matura signora con un passato da prostituta, che vive con Domenico Soriano, ricco pasticciere napoletano e suo "cliente" di vecchia data, di fatto amministrando e sorvegliandogli i beni e la casa come una vera e propria moglie. Per costringerlo a sposarla, Filumena si finge morente, inducendolo a credere che il legame sarebbe stato i breve durata. Dopo aver scoperto l’inganno, Domenico, furente, si rivolgerà a un avvocato, che inesorabilmente spiegherà lo stratagemma è stato inutile, perché un matrimonio contratto su quelle basi, non può essere valido. Davanti al trionfo di Domenico, la donna risponderà raccontandogli il disprezzo per la sua vita dissoluta e la sua ingratitudine (altamente drammatico il monologo sulla sua infanzia nel Vico San Liborio, a Napoli) e gli confesserà di avere tre figli, che non la conoscono come la loro madre e che ha cresciuto sottraendogli piccoli beni: uno di questi è suo figlio. Don Mimì naturalmente non le crede, ma Filumena gli ricorda quando una notte volle amarlo di un amore vero, senza "limitazioni" e "precauzioni"... ma lui non se ne rese conto e la pagò come al solito. Filumena ha conservato la banconota su cui ha segnato la data di quella notte (in cui ha concepito il ragazzo). La restituirà al proprietario (senza l’indicazione temporale) ".perché i figli non si pagano!". Dopo una serie di alterne vicende, non prive di tentativi ricattatori per scoprire quale dei tre fosse il suo vero figlio, Domenico, apprezzando la stimabilità dell’unica persona che gli ha voluto veramente bene e il valore del ruolo paterno, tornerà sui suoi passi e sposerà Filumena, finalmente libero di godersi il piacere, autentico, della vita.
Quanto influisce l’ambiente esterno ?
Qualcuno sostiene che il condizionamento esterno non abbia mota incidenza sui comportamenti umani. Che sia vero omeno, dipende da alcuni fattori. Il punto non è, tanto, cosa ci abbiamo insegnato i nostri genitori , o altri modelli educativi quanto, piuttosto, il valore che noi abbiamo dato a quelle persone che, in quest’ottica non sono più "colpevoli" ma solo "responsabili" di averci indotto a credere in loro. Chi ha acquisito un valore e ce lo trasmette, lo fa in buona fede. Se crediamo in lui, finiremo col credere in quel valore...per motivi affettivi o di autorevolezza.
Ecco perché , non di rado, abbiamo difficoltà a venir fuori dai conflitti o addirittura, costruiamo, su determinati conflitti, un teorema che dura tutta una vita.
Siccome, non possiamo vivere senza conflitti, e li generiamo in continuazione, la differenza fra il viver bene e il viver male non consiste nel non produrli quanto, piuttosto, nel tempo che impieghiamo per risolverli. Per "vivere" pragmaticamente ed emotivamente, le spiegazioni espresse finora, si propone un altro intenso momento di Filumena Marturano.
Come si affrontano e si risolvono i conflitti interiori?
Imparando come acquisire una graduatoria di valori . Un conto è: dover scegliere sulla base dell’appagamento relativo ad un bisogno primario necessario indispensabile, un conto è dover scegliere sulla base di qualcosa che migliorerà la qualità della nostra vita anche senza possedere i criteri di indispensabilità; altra cosa, ovviamente, è dover scegliere se appagare o meno un desiderio di scarsa incidenza.
Purtroppo molta gente non sa fare la differenza, e mette tutto sullo stesso piano, per cui sarebbe disponibile a saltare il pranzo, pur di comprarsi il capo di abbigliamento più alla moda. Questo, ovviamente, dimostra confusione nel vivere.
Ci sono tre modalità di gestione dei conflitti:
la prima è risolverli;
la seconda è quella di metterli da parte, come all’interno di un cassetto, dove li depositiamo;
la terza , consiste in una sorta di dinamica "libera", lasciandoli "scorrazzare" e "imperversare" nella nostra mente.
Nel primo caso, risolviamo, diventando migliori. Nel secondo caso per abitudine, i conflitti li mettiamo continuamente da parte, li "blocchiamo" in una sorta di "sala d’aspetto" privandoci della possibilità di contare su risorse mentali che impegneremo per contenere la calca che fa confusione in attesa che prenderemo una decisione; per questo motivo, ci sentiremo sempre più stanchi e sempre più lontani dall’obbiettivo che vorremmo raggiungere: procedendo di questo passo, ci spegneremo a poco a poco nella discesa verso gli inferi della depressione. Nel terzo caso, siccome i conflitti "ballano" liberamente nella nostra mente, si determinerà un quadro sempre più grave di saturazione che, dall’isteria potrà sfociare nel tempo in manifestazioni psicotiche.
Suggeriamo un’occhiata a quest’altro passaggio di Filumena Marturano, in cui vediamo la protagonista di fronte ad un bivio importante.
Che disturbi producono?
Da quel guado emotivo costituitosi a seguito delle perturbazioni indecisionali, emerge una pletora di disturbi (assimilabili alla sindrome da stress post traumatico), in funzione del tipo di personalità soggettiva: ossessioni, stati d’ansia, angoscia, attacchi di panico, riduzione considerevole dell’efficienza operativa, profonda astenia, dubbi, incertezze, etc.
Ultimo suggerimento
Finito il tempo di cantare insieme... si chiude qui la pagina in comune. Il mondo si è fermato... io ora scendo qui, prosegui tu, ma non ti mando sola... Ti lascio una canzone, per coprirti se avrai freddo, ti lascio una canzone da mangiare se avrai fame; ti lascio una canzone da bere se avrai sete, ti lascio una canzone da cantare... una canzone che tu potrai cantare a chi... a chi tu amerai dopo di me.... Ti lascio una canzone da indossare sopra il cuore; ti lascio una canzone da sognare quando hai sonno; ti lascio una canzone per farti compagnia; ti lascio una canzone da cantare... una canzone che tu potrai cantare a chi... a chi tu amerai dopo di me... a chi non amerai senza di me... (Gino Paoli)
G. M.
- Medico Psicoterapeuta
Si ringrazia Francesca Miceli per la collaborazione offerta nella stesura del dattiloscritto