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La Televisione e la Cultura.
di Giuseppe Chiaia  ( peppinochiaia@libero.it )

17 giugno 2006





Riflessioni per scoprire da quando è diventata una cattiva maestra.


Recentemente, è deceduto, in Roma, Enzo SICILIANO, figura eminente della cultura italica, saggista, letterato, critico d’arte, con tanti altri meriti, fra i quali eccelle, anche, la conduzione, in qualità di Presidente del consiglio d’amministrazione, della RAI, nel triennio 1996-99.

Voglio dire che un servizio pubblico - quando è affidato all’aristocrazia del sapere - quale esso sia, serve e sviluppa l’apparato statuale in modo egregio, contribuendo all’elevazione sociale, culturale, democratica ed economica della società in cui opera.

Ed Enzo Siciliano, raffinato esteta del pensiero letterario, intese il proprio compito di nocchiero della RAI, quale debba essere, e cioè: servizio d’informazione, di elevazione morale, di tutela delle grandi tradizioni, letterarie, artistiche e teatrali delle varie epoche storiche, concorrendo a riabilitare il sistema di radiotelecomunicazioni, inteso come servizio pubblico.

Sembrava che la RAI, invertita una sorta di programmazione ripetitiva, stucchevole (parlo pe me s’intende), a volte lasciva, svuotata di contenuti culturali, imperniata sulla rumorosità assordante di strimpellatori rockettari, volesse ripristinare una serie di spettacoli ad alto contenuto letterario ed artistico, non escluso lo spettacolo di intrattenimento leggero e sobrio, per come siamo stati gratificati negli anni 1960/1973.

Le grandi riduzioni scenografiche dei classici della letteratura mondiale si alternavano alla messa in onda ed in diretta di opere liriche, addirittura in prima serata. Chi non ricorda la famosa ripresa della prima del Macbeth dal teatro alla Scala? Fu una vera goduria e non solo per il melomani...

Poi vennero le manumissioni politiche, e dal piccolo schermo cominciarono ad imperversare urlatori, festivals di musica cosiddetta leggera, telefilms, soap opera, polpettoni indigesti, oltre che degradati da un relativismo etico, che si proponevano di rivoluzionare i principi fondamentali del buon vivere, fatto di operosità lavorativa, di rispetti ambientali, di solidarietà sociale, mentre si è fatta strada una malintesa concezione della vita di relazione, che prescinde, persino, dalla tutela della salute.

Al Presidente attuale della RAI, sig. Petruccioli, vorrei chiedere se egli considera spettacoli d’intrattenimento gioioso i pomeriggi condotti da Michele Cucuzza, con la presenza costante di attricette, scosciate, svestite fino all’inverosimile, estremamente limitate nella formulazione di concetti, smorfiose e sensuali, alle quali vengono versati sostanziosi "cachets", il tutto condito da un sorriso forzato, inutile, del conduttore, il quale, mentre diletta i giovani adolescenti con le prorompenti grazie messe in mostra dal video dalle varie "starlettes", continua nell’oltraggio delle coscienze, mettendo in onda, a seguire, servizi truculenti, di quotidiana violenza, spesso sbattendo sui teleschermi le miserie umane di gente disperata.

E che dire, poi, di quei programmi mattutini che sono, per molti telespettatori, un oltraggio alle loro modeste disponibilità finanziarie, dal momento che, da anni, una tale Clerici, organizza lauti (quando non rompe....le scatole in prima serata) e ricercati pranzi, invitando sempre gli stessi cuochi, nei cui ristoranti un pranzo non ti esce meno di 100/ 200 Euro a persona, oltre che ad essere coadiuvata da presuntuosi esperti culinari ed enologi; ovviamente, anche a costoro vengono elargite cospicue retribuzioni, i cui costi ricadono, poi, sui versamenti dei nostri canoni televisivi.

Siamo stufi dei Brosio, dei Vissani, di domenica "in", di quegli impuniti che, con grande faccia tosta, tentano di convincerci che i nostri destini sono regolati e presieduti dalla "Luna, magari in trigono con Venere, mentre Giove non tarderà a far sentire la sua benefica influenza sulle nostre finanze"...anche costoro percepiscono laute retribuzioni, che suonano ancor più offesa al cittadino se si considera che hanno la faccia tosta di offendere la nostra intelligenza.

Siamo stufi di Amadeus e di una stantia " eredità "; siamo stufi dei giochi a premi nei quali si spaccia per cultura un nozionismo arido.

Sono lustri che l’Operetta è bandita dal piccolo schermo; come pure, sono cancellati, da tempo immemorabile quegli spettacoli di prosa leggera, come le commedie brillante delle quali è ricca la novellistica dell’800 e del 900.

E perché dobbiamo essere privati delle visione di rassegne artistiche, museali, che trovano ospitalità nelle grandi città o nei musei famosi? Perché ci vengono negate le esibizioni dei grandi solisti di musica sinfonica? Eppure, tutti si paga il canone; ma ci suona offesa quando esso viene dilapidato per pagare iperbolici contratti di centinai di migliaia di Euro, sol per vedere, ad esempio, per pochi minuti, l’apparizione, sul palcoscenico dell’Ariston di san Remo, di un imbambolato e stralunato John Travolta, incapace di farfugliare almeno un grazie!

C’è una rete televisiva che, ancora, si differenzia, e di molto, dalle consorelle RAI e Mediaset: è la terza rete RAI, sia come trasmissioni radio, sia televisive: essa rappresenta un fiore all’occhiello della dirigenza della rete in questione; purtroppo è soverchiata ed affossata dalle reti maggiori che, ad esempio, con "Incantesimo" o, magari con "Orgoglio", o con quella nobil donna di "Rivombrosa" riescono a condizionare l’nteresse della gran massa delle casalinghe, costringendo quel gruppo minoritario che ha in odio simili programmi a rifugiarsi nella lettura di qualche buon testo letterario o nella rivisitazione di qualche buon film di Totò; dove si dimostra che, a volte, la maggioranza è prepotenza.

Al punto di degrado, in tema di spettacoli d’intrattenimenti, in cui è scaduta la TV,credo che sia necessario far sentire, forte ed arrabbiata, la voce di chi, pur pagando un canone, è, sistematicamente escluso dal diritto di acquisire "virtude e canoscenza", magari restituendo la cartolina di disdetta dell’abbonamento TV, o rifugiandosi nei programmi di Radio 3, che ancora riescono a trasmettere concerti, opere liriche, opere teatrali, storia e cultura la più varia.

Ho registrate le serate di Roberto Benigni, metre recita passi scelti tratti dalla Commedia dantesca; riascoltarli, continuamente, ti liberano la mente e l’animo dai pensieri di una vita che si consuma nella ripetitività di un quotidianità amorfa; il che vuol dire che, nonostante tutto, crediamo negli eterni valori del sapere, aspiriamo a ricreare occhi, udito e mente con il "bello"; e che abbiamo rifiutato, da tempo, l’inganno di spots televisivi, il miraggio di una vincita al totocalcio contaminata dalla MOGGITE, e l’utopia di un "6" al Super Enalotto.

Sig. Petruccioli, Enzo Siciliano, calabrese di nascita, nel cui animo sono riecheggiati i miti dell’Ellesponto, ha tracciato una strada di rinascita che vuole essere il segno di un ripristino di antichi valori; ed anche se un certo ceto politico l’ha disarcionato, restano i suoi scritti, i suoi messaggi a quanti ancora amano il sapere, e, soprattutto, il dolce sorriso di chi ha scoperto nella storia dell’uomo, la scintilla divina del Massimo Fattore.

Giuseppe Chiaia (preside)

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