Una questione di carattere - Parte Seconda.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

9 marzo 2006






Psicogenealogia, destino e aspetti caratteriali.


 

Approfondimenti e clinica - 32

Abbiamo concluso, nella prima parte di questo lavoro, che il carattere rappresenta il modo di comunicare mediante parole, ciò che siamo e, in sostanza, quello che pensiamo. Ma, gli elaborati che portano alla creazione delle idee, consistono nell’esplorare e assemblare in vari modi, i contenuti della nostra memoria storica (che contiene la storia della nostra vita) e procedurale (contiene le informazioni relative alla messa in atto di azioni abitudinarie), frutto delle esperienze personali. In sostanza, gli apprendimenti acquisiti nell’arco della propria esistenza, risultano essere fondamentali per la determinazione del nostro carattere e, in buona parte, tutto ciò influenzerà molti dei nostri accadimenti.

La psicogenealogia

Esiste una branca di studio definita psicogenealogia (di cui la psicologa Elisabeth Horovitz è una autorevole rappresentante), secondo cui alcune delle scelte di vita (compresi aspirazioni, successi e fallimenti) sono legati alle esperienze vissute dai nostri antenati (almeno due generazioni) e pervenuteci tramite ciò che si definisce "patrimonio dei valori familiari" e che Jung chiamava, inconscio collettivo. Mentre la genealogia tradizionale tende a raggruppare più che altro, elementi anagrafici (nomi, cognomi, date, etc.) dei nostri antenati, la psicogenealogia utilizza questi e altri dati anamnestici (ricordi positivi e negativi, informazioni circa la professione e le abitudini delle persone interessate, l’analisi dei nomi e dei cognomi, le "età chiave" del proprio romanzo familiare, etc.) per comprendere le motivazioni dei comportamenti, con l’obiettivo di chiarire quanto si è trasmesso, di generazione in generazione, in termini di ripetizione di avvenimenti.

Coscienza nucleare, coscienza di base e carattere.

Secondo il principio sopra enunciato, la vita di ognuno si iscrive all’interno di una storia ampia e ricca di eventi. Questo panorama, incide su ciò che molti neuroscienziati (tra cui il Nobel Gerald Edelman) ritengono essere la base della nostra vita, la cosiddetta "coscienza nucleare" (in cui ha origine il dialogo fra le microparticelle che risiedono negli atomi del DNA di ciascuna cellula), si propaga, mediante reti neurali, nell’area encefalica (corteccia, formazione reticolare, talamo, ippocampo, etc.) in cui si determina la "coscienza "di base" (prevalentemente consapevole, grazie alla quale ci rendiamo conto di esistere e ci localizziamo nello spazio e nel tempo) e si manifesta al mondo esterno, mediante il carattere, con tutte le sue molteplici sfaccettature (o funzioni)

Le funzioni del carattere

Il carattere di una persona, elicita il nostro modo di pensare, attraverso diversi aspetti che, tecnicamente, vengono definiti "funzioni" (attività, emotività, sensibilità, tenerezza, avidità, accessibilità, neutrergività, risonanza, consapevolezza, competitività). Dal momento che abbiamo in precedenza analizzato come si determina il meccanismo mediante cui si cambia il proprio carattere (nell’articolo Uno, nessuno, centomila), cerchiamo ora di capire in che modo, dalla loro attenta osservazione, si arriva a valutare correttamente chi ci sta di fronte.

Attività

È un elemento di confine fra il carattere ed il temperamento, perché si riferisce all’estrinsecarsi del dinamismo e dell’intraprendenza di una persona, che si esprime attraverso il suo comportamento globale. Il grado di attività di una persona si ricava dalla dinamicità e dalla tonico dei suoi movimenti e dal fluire del suo eloquio. Inoltre, in base a ciò che produce la sua operosità, si può valutare un impegno prevalentemente positivo (costruttivo per sé e per gli altri), negativo (deleterio prevalentemente verso gli altri) oppure conflittuale (prevalentemente autolesionistico). "Ci si sbaglierà raramente attribuendo le azioni estreme all’ambizione, quelle mediocri all’abitudine e quelle meschine alla paura" (Friedrich Nietzsche).

Emotività

Attraverso il significato di ciò che una persona comunica verbalmente, si potrà osservare la pregnanza emotiva dei contenuti delle sue idee. A seconda degli episodi che ci riferisce e di come ce li racconta, noi potremo valutare la prevalenza di elaborati positivi, conflittuali o, addirittura negativi, sia in termini affettivi che aggressivi. Chiaramente, per evitare di interpretare (aggiungendo dati "di accomodamento", lontani dalla verità) sarà necessario osservare ed ascoltare a lungo la persona in questione, onde poterne analizzare gli elementi emotivi, con elementi sufficienti. Prima di dialogare con l’altro, ognuno gestisce un dialogo con se stesso; in conseguenza di ciò, nella comunicazione verbale ci si ripete molte volte.

Nu juorno all’intrasatta. - Nu juomo all’intrasatta sentette ’e tuzzulià ’ncopp’ a stu core: "Mò chi sarà ca vene a tuzzulià proprio a chest’ora a mme ca nun aspetto cchiù a nisciuno?" Allora addimannaje: "Chi è?" Na voce gentile rispunnette: "Faciteme trasì. Cerco ospitalità" ’0 nomme aggia sapè!" "Me chiammano Violetta" Subbeto spalancate ’a porta ’e chistu core pe fa trasì stu sciore, stu sciore delicato, stu sciore appassionato. Appena isso trasette, a porta se ’nzerraje, nun s’arapette cchiù, cchiù pe nisciuno... maje. ( Totò - Poesie d’amore)

Un giorno all’improvviso (traduzione) - Un giorno, quando meno me l’aspettavo, sentii bussare all’uscio del mio cuore: "Adesso chi sarà a cercarmi proprio a quest’ora, dal momento che, ormai, non aspetto più nessuno?" - allora domandai: "Chi è?"- Mi rispose una voce gentile: " Fatemi entrare. Cerco ospitalità". - "Dovrei conoscere il suo nome!" - Pensavo fra me e me - "Mi chiamano Violetta!" - immediatamente spalancai la porta del cuore per accogliere questo fiore, così delicato, così appassionato. Non appena entrò, la porta si chiuse a chiave e non si aprì più per nessuno... mai!

Sensibilità

Continuando ad analizzare il quadro sul carattere, osserviamo, adesso, la sensibilità sviluppata che riguarda un aspetto prevalentemente psicologico (intendendo quella disposizione a "sentire" vivamente emozioni e sentimenti) ed un altro aspetto di tipo psicofisico (intendo con ciò, l’insieme dello sviluppo dei cinque sensi). Lo sviluppo della sensibilità di una persona, lo possiamo cominciare a vedere subito dal momento che la incontriamo e, ad esempio, quest’ultima ci stringe la mano. Dalla pressione esercitata, possiamo renderci conto di che tipo di sensibilità tattile, ha sviluppato; questo, possiamo evincerlo anche da come ci guarda (se ci guarda) o da come ci ascolta (se ci ascolta). Se l’interlocutore si presenta con sorriso "costruito" (quindi falso), questo atteggiamento non potrà reggere molto per cui, nel corso dell’eloquio, quell’aspetto sparirà. Una persona sensibile, ha sicuramente avuto modo di sviluppare abbastanza la propria intelligenza, grazie alla quale, si accorgerà velocemente di tutto ciò che lo circonda e colpisce i propri sensi, generando intense emozioni che potranno essere manifestate o represse. "Nessuno può a lungo avere una faccia per sé stesso e un’altra per la folla, senza rischiare di non sapere più quale sia quella vera" (Marguerite Yourcenar)

Tenerezza

Dolcezza, tenera commozione suscitata da sentimenti di affetto, amore. In sostanza, emozione dolce e profonda che si prova nei riguardi di persone o animali con cui si scambia affetto. È una delle espressioni più complete e positive della comunicazione umana. La tenerezza non può che essere di tipo affettivo positivo; la sua presenza, si percepisce subito, attraverso il movimento fisico ed il linguaggio. Sia il produrla che il riceverla, consente ciò che gli esperti definiscono "reintegrazione primaria", cioè istantanee di sensazioni di vita intrauterina.

’A cunzegna. - ’A sera quanno ’o sole se nne trasee da’’a cunzegna a’ luna p’’a nuttata,lle dice dinto ’a recchia: "I’ vaco a’ casa:t’arraccumanno tutt’ ’e nnammurate" (Totò - Poesie d’amore)

Le consegne (traduzione) - A sera, quando il sole smonta dal "lavoro" e fornisce alla luna indicazioni per il prosieguo dell’attività lavorativa (consegna), le sussurra in un orecchio: "Io vado a casa, ti raccomando tutti gli innamorati!"

Avidità

Capacità sviluppata di acquisire con interesse dati dal mondo esterno, al fine di costruire nuove conoscenze. Ovviamente, è un fattore molto importante perché identifica la voglia di interagire in maniera costruttiva, in un dialogo positivo. " A che serve vivere se non sai perché lo stai facendo?"( Fëdor Dostoevskij)

Accessibilità (Comprende Conciliazione ed Oppositività)

Conciliazione. Nella lingua italiana, indica il raggiungimento di un accordo: tale disposizione va raggiunta anzitutto nei propri riguardi e poi con gli altri e rappresenta il mezzo più efficace della comunicazione umana.

Questo parametro ci indica, tra l’altro, il grado di maturità e di equilibrio psicologico della persona in esame. Lo possiamo osservare attraverso i racconti della sua vita quotidiana, da come reagisce alle varie frustrazioni che la Società gli procura, a come si pone nei confronti delle relazioni umane (accettando oppure opponendosi).

Oppositività. Può rappresentare un valido mezzo di difesa dal mondo esterno ma, altresì, può porre le basi per una comunicazione contrastante e sofferta. La possiamo riconoscere in tanti modi. Ad esempio, possiamo notare se (ed in che modo) accetta o rifiuta la data o l’orario proposti per eventuali appuntamenti. Un personaggio abituato a " dirigere" e strumentalizzare gli altri, tende a non volere accettare gli appuntamenti secondo le modalità proposte dall’altro, tende a "dirigere" la comunicazione interpersonale. Il concetto dell’orario, del tempo, del ritardo, dell’anticipo o della puntualità nel rispetto di un appuntamento, possono costituire segnali significativi di oppositività e direttività (o anche di superficialità nella valutazione tempo - impegni cui far fronte): sulla base della ripetitività dell’evento si potranno trarre le opportune conclusioni.

’O pparlà nfaccia . Io chesto tengo: tengo ’o pparlà nfaccia. Pure si m’aggia fà nemico ’ Ddio e me trovo cu "isso" faccia a ffaccia, nfaccia lle dico chello c’aggia dì. Se scummoglia ’o fenucchio? E se scummoglia! Ccà, pè tenè cupierte st’altarine, se sò mbrugliate ’e llengue e nun se sàpe chi te fa bene e chi male te fa. Si nun se mett’ ’o dito ncopp’ ’a piaga e se pulezza scafutann’ ’a rinto fino a che scorre ’o sango russo e vivo cumm’ a chello ’e Giesù nostro Signore ’a piaga puzza! E siente nu fetore ca t’abbelena ll’aria ’a terra ’o mare. E nuie vulimmo ll’aria fresca e pura celeste e mbarzamata e chillu viento ca vulanno e passànno a rras’ ’e mare se piglia ’addore e ’a mena int’ ’e balcune pè dint’ ’e stanze e arriva ncopp’ ’e lloggie d’ ’e case noste. (Eduardo de Filippo)

Il parlare in faccia (traduzione). "Io di questo sono capace... di parlare dritto in faccia. Anche se mi debbo fare nemico nostro Signore, finisco col dirgli ciò che penso. Come si sfoglia il finocchio, così metto a nudo ciò che era nascosto perché, per tenere coperti gli altarini, si ingenerata tanta di quella confusione che non si capisce più la differenza fra il bene e il male. Se non si mette il dito nella piaga pulendola fino a fare scorrere il sangue rosso vivo, come quello di nostro Signore Gesù, la ferita si infetta sempre più e con il suo fetore avvelena l’aria, la terra e il mare. Mentre noi preferiamo l’aria balsamica di quel vento che passando sopra il mare arriva dentro le nostre case".

Neutrergività

Rappresenta un parametro molto importante di valutazione dell’attività mentale elaborativa logica e razionale che Giovanni Russo ha definito neutrergia. Noi possiamo osservare se il personaggio reagisce in modo immediato, senza riflessioni adeguate, oppure meditando prima di attivarsi e calibrando la reazione in relazione all’evento. Obiettivamente, è molto difficile trovare persone in grado di reagire riflettendo molto, con modalità di "risposta adeguata". "Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di avere torto; che poi è come dire, in altre parole, che oggi è più saggio di quanto non fosse ieri" (Jonathan Swift)

Risonanza

Si correla con il punto precedente ed indica il grado di suscettibilità e di eventuale permalosità di una persona. La suscettibilità valuta il grado di reattività nei confronti di un determinato evento: solo oltre un certo limite, diventa negativa. La permalosità, invece, è sempre un indice compromissorio per ciò che attiene ad elaborati corretti, perché induce una persona a credere (anche senza verifica) che gli altri parlino di lui, in termini negativi. La risonanza consente anche di osservare il tempo necessario per la metabolizzazione delle proprie emozioni (positive, negative e conflittuali), dal momento che misura la durata della "vibrazione energetica" nel mondo interno, conseguente a stimolazioni di vario genere. "Le ingiurie sono molto umilianti per chi le dice, quando non riescono ad umiliare chi le riceve" (Alphonse Karr).

Consapevolezza

Capacità di rendersi conto dei propri elaborati inconsapevoli: in sostanza, esprime l’efficacia del dialogo interiore, reso consapevole, che si chiama identità, per agire coerentemente e "ad occhi aperti".

Preghiera di un clown. "Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po’ perché essi non sanno, un po’ per amor Tuo e un po’ perché hanno pagato il biglietto. Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla. Manda, se puoi, qualcuno su questo mondo, capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri" (Totò - Il grande Circo).

Competitività

Ci si riferisce alla competizione con se stessi, che esprime la capacità di raggiungere l’autoaffermazione, la quale si ottiene realizzando se stessi, la propria personalità ed il proprio ruolo.

"Don Antonio è morto". "E’ stato il cuore?" " Proprio così, aveva un cuore enorme, con una porta che si apriva puntualmente quando c’era qualcuno che ci andava a bussare. Qui abbiamo preso l’abitudine, ormai, di mandare continuamente la coscienza in lavanderia: dal pezzo grosso, all’ultima ruota del carro. A questo punto, fa comodo a tutti un Antonio Barracano che se ne va all’altro mondo per collasso cardiaco, dopo avere speso una vita intera per limitare la catena dei reati e dei delitti. Io farò il referto medico come mi detta la coscienza, anche se questo determinerà una carneficina. Può darsi che, da questa distruzione, verrà fuori un mondo come lo sognava il povero don Antonio: meno rotondo e più quadrato. E comincio io col firmare il vero referto col mio nome e cognome: Fabio della Ragione. Uccidetemi pure ma avrò la gioia di scriverci sotto... in fede!" ( Eduardo de Filippo - Il Sindaco del Rione Sanità)

Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero (Proverbio Arabo)

 

G. M. - Medico Psicoterapeuta

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