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L’ansia e la paura.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

1 maggio 2010






Un approfondimento per capirle e comprenderle. Senza averne "timore".


Clinica

"Io senza te, sono neve al sole... perché io senza di te mi lascio cadere... nei giorni che verranno in tutte queste cose che accadranno... perché io senza di te sono neve al sole. Amo la tua follia, amo farmi portare dal mare come una danza, amo la mia e la tua magia, io amo sentirti ancora mia... perché io, senza di te, sono neve al sole. Oh, Signore, quante cose si fanno ancora per amore! Oh Signore fa’ che io ritrovi lei, perché è colpa del vento che soffia sull’anima. E quest’anima che ha bisogno d’amore e l’amore che fa della terra un cielo e questa vita che ti fa sentire come un gelato all’equatore..." (Pino Daniele).

Cos’è l’ansia?

(Definizione)

Sensazione caratterizzata da agitazione, stato di incertezza e apprensione con un continuo stato di allarme e una penosa sensazione di impotenza di fronte a pericoli più o meno reali. Questa è la connotazione della condizione di sofferenza che affligge tutti coloro i quali raggiungono stadi di stress non più metabolizzabili.

Secondo le più accreditate associazioni mediche di categoria, questo disturbo induce oltre sette milioni e mezzo di italiani a consumare abitualmente ansiolitici, cioè farmaci antiansia. Inoltre, le stesse fonti dichiarano che, approssimativamente, altri cinque milioni di individui utilizzino farmaci composti da un ansiolitico associato ad altre molecole ad azione mirata contro i disturbi psicosomatici specifici per i cosiddetti "organi bersaglio" (cuore, stomaco, intestino, muscoli del collo e della schiena, etc.) affetti da disfunzione su base ansiosa (ansia somatizzata, o angoscia).

Si parla spesso (quando ci sono incontri, convegni, dibattiti) dell’ansia come di un disturbo caratterizzante del terzo millennio. Anche se simili definizioni sono inflazionate rispetto a diverse manifestazioni cliniche, effettivamente, per quanto concerne l’ansia, possiamo concludere che può essere con diritto considerata tale, tanto più che è una manifestazione che dimostra, tutto sommato, che di fronte a certe sollecitazioni noi agiamo da persone che riflettono, che pensano, perché riconoscono anche a livello inconsapevole di trovarsi di fronte delle difficoltà.

In base alle più moderne acquisizioni, si arriva alla conclusione che l’ansia è una risposta (tutto sommato) fisiologica ad una sollecitazione interna o esterna che il cervello riceve in conseguenza della stimolazione degli ormoni da stress, secreti in maniera direttamente proporzionale al tipo di "spinta" necessaria a sostenere un’attivazione globale: ognuno di noi, in parole povere, va troppo di fretta... e questo è il prezzo che deve pagare!

È necessario, comunque, effettuare una sostanziale divisione tra l’attivazione fisiologica di fronte a richieste di adattamento più o meno impegnative, che porta ad un tipo di stress positivo (o eustress) e quella condizione sofferente che si connota col termine di ansia e conduce allo stress negativo (o distress). L’elemento che distingue questi due stati d’animo "al confine", è la percezione di disagio che proviamo quando siamo di fronte a quella tensione, quella preoccupazione, quel malessere che sentiamo in assenza di stimoli esterni o interni realmente "pericolosi". In definitiva, si può parlare di ansia nel momento in cui "scatta" l’allarme anche quando non avremmo motivo di essere reattivi, ogni volta che proviamo una serie di segni fisici o psicologici disturbanti, anche se potremmo sentirci tranquilli e rilassati... facendo si che tutto ciò agisca "dolorosamente" sia su di noi che su quelli che ci stanno vicini!

Come la riconosciamo?

(Diagnosi)

Le manifestazioni ansiose intervengono "apparentemente" senza una causa precisa, anche se vengono di solito scatenate soprattutto da avvenimenti esterni (incidenti, situazioni di tensione psicologica, conflitti, shock, delusioni). Il comportamento del soggetto ansioso può essere agitato o, al contrario, immobile per lo stato di panico che può raggiungere l’esperienza emotiva. Quasi sempre l’ansia psichica si traduce, a livello somatico, in quelle manifestazioni neurovegetative (distonie) che classicamente esprimono un’emozione: tachicardia, palpitazioni, algie precordiali (dolori toracici), sudorazione, secchezza delle fauci, penosa sensazione di soffocamento e di costrizione toracica o di peso epigastrico, dolori addominali, tremori, vertigini, annebbiamento visivo, disturbi urinari.

"L’ansia è come una sedia a dondolo: sei sempre in movimento, ma non avanzi di un passo" (Anonimo)

Quando si produce?

(Quadri clinici in cui compare la sintomatologia ansiosa)

Partendo dal principio che essa stessa è un sintomo e non la causa prima, al di la delle spiegazioni sopra riportate, si può osservare la presenza di questo disturbo in molti quadri studiati e analizzati dalla psicologia clinica e dalla psichiatria. L’ansia è di frequente riscontro negli stati depressivi; essa rappresenta, inoltre, il sintomo fondamentale della maggior parte dei disturbi della personalità (fobie, ossessioni, isterie, etc.). L’ansia si riscontra anche nelle fasi acute delle psicosi mentre, al di là di queste ultime è, in genere, poco evidente, poiché mascherata dai sintomi della patologia di fondo. Certe depressioni malinconiche si manifestano in concomitanza di uno stato d’ansia particolarmente intensa e tale, a volte, da spingere il soggetto al suicidio. La manifestazione ansiosa può, inoltre, essere presente anche in molte malattie organiche (cardiopatie, insufficienza respiratoria, asma, malattie neurologiche localizzate al tronco dell’encefalo, ipertiroidismo, etc.). Infine, l’abuso di certi farmaci (amfetaminici, barbiturici, ormoni corticosteroidei o tiroidei, etc.), può scatenare, soprattutto nei soggetti predisposti, stati ansiosi.

Quanti tipi ne esistono? È sempre negativa? Come la si può curare?

(Classificazione - Manifestazioni - Terapia)

Prioritariamente, dal momento che l’ansia consegue ad un’accelerazione emotiva, ogni stato che scombussola significativamente, nel bene o nel male, il nostro umore, può creare uno stato di disagio ansioso, sia nell’attesa di buone notizie (ansia da gioia incontenibile) che di eventi spiacevoli (ansia da frustrazioni.

Volendo scendere un po’ più nel dettaglio e riprendendo alcuni concetti espressi precedentemente, possiamo riconoscere due aspetti fondamentali (con molte sfaccettature) della manifestazione ansiosa:

* Ansia fisiologica

* Sindrome ansiosa (ansia acuta, cronica, posta traumatica)

Ansia fisiologica.

Quando viene richiesto un adattamento nei confronti delle vicissitudini della vita. Esempio: quando una persona deve affrontare una prova più o meno impegnativa (esame, colloquio di lavoro, viaggio nuovo, incontro d’amore, trasloco, etc.) determina, in genere, un lieve stato ansioso, che rappresenta una sorta di attivazione da stress positivo che consente al suo corpo e alla sua psiche di orientarsi nella maniera più adeguata verso l’imminente evento, al fine di prepararsi a risolverlo nel miglior modo possibile. In questo caso l’aumento dell’attenzione, della concentrazione, della memoria, della tensione muscolare e di altre funzioni psicofisiche (incremento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca, dell’attivazione delle ghiandole surrenali, etc.) è considerato come una sorta di "carica energetica" finalizzata al superamento dell’evento. Tuttavia quando, in altre situazioni, questo stato è continuo oppure diviene troppo intenso, provoca al contrario, un considerevole decremento delle funzioni sopra descritte. In altre parole la persona può perdere memoria, concentrazione, essere disattenta, sentirsi troppo stanca e improvvisamente "vuota" dal punto di vista mentale tanto da essere incapace di adeguarsi normalmente alla vita di tutti i giorni. Terapia. In questo caso, bisogna concedersi un tempo adeguato di recupero dal superlavoro; inoltre, sarebbe opportuno imparare a gestire meglio (magari con una serie di colloqui di analisi personali) lo stress. In alternativa, la situazione può essere affrontata (sul piano esclusivamente sintomatico e non curativo) in tempi brevi con farmaci utilizzati al bisogno o, comunque, per periodi limitati. È, comunque, utile scaricare l’eccesso di tensione, attraverso il dialogo (con qualcuno che sappia ascoltare molto e parlare poco) o l’attività fisica.

Va aggiunto che, anche il ridimensionare un evento significa mettersi in condizione, attraverso un training personale (in modo tale da rendere la propria personalità più capace di adattarsi), di divenire meno rigidi e, tutto sommato, prescindendo dall’utilizzo dei farmaci.

Per quanto riguarda l’aspetto meno fisiologico dell’ansia, se ne riconoscono generalmente tre aspetti ben definiti: l’ansia acuta, l’ansia cronica e l’ansia post-traumatica (di cui si parla molto).

Sindrome ansiosa

A differenza della situazione precedente, siamo in presenza di un profondo disagio psicologico caratterizzato dall’amplificazione del senso di irrequietezza e dall’aggravarsi della sensazione di angoscia (sensazione di opprimente costrizione al torace e alla gola che può avere cause organiche o psichiche), spesso accompagnata da sintomi corporei variegati da diversi livelli di intensità.

Questo si genera nei conflitti generati da senso di inadeguatezza...

...oppure quando si attende una cattiva notizia.

Tecnicamente si distinguono tre quadri principali

Ansia acuta (o, quando è generalizzata, "disturbo da attacchi di panico") - E’ chiaramente una condizione di tensione eccessiva che difficilmente riusciamo a sopportare senza produrre sofferenza, quindi, va al di là dell’ansia fisiologica. Diciamo che, per stare male, è necessario avere un tipo di personalità un po’ rigida che non consente di riuscire ad adattarsi bene e, soprattutto, la pretesa di voler controllare in ogni manifestazione, di non accettare la perdita di controllo. L’ansia acuta può prendere la strada del disturbo da attacco di panico (a livello neurologico: un tipo di distonia neurovegetativa). Quando diventa cronica, e questa è l’altra forma di classificazione, si può manifestare a livello somatico e, purtroppo, va a colpire o il sistema nervoso o l’apparato immunitario o il sistema neuro-endocrino. Compare improvvisa ed inaspettata (ma sempre come conseguenza di motivazioni inconsapevoli) con una sensazione di terrore e angoscia accompagnati da sintomi corporei come senso di soffocamento, palpitazioni, sensazione di svenimento. L’attacco di panico inizia senza chiaro preavviso e, apparentemente, mentre la persona svolge attività relativamente tranquille (al ristorante, in automobile, all’ingresso di un negozio o di un ufficio, etc.). Si possono avvertire anche vampate, sudorazione profusa, dolore toracico acuto tanto da essere convinti di avere un infarto e di essere sul punto di morire. La massima intensità si raggiunge in dieci minuti e la regressione si realizza nell’arco di mezzora, anche se la persona, spesso, rimane profondamente spossata. Una delle vie dell’ansia acuta può essere quella delle manifestazioni ossessivo-compulsive. L’ossessivo-compulsivo non è soltanto colui il quale va ad aprire e chiudere la luce più volte per il dubbio di non averla chiusa, ma può essere anche colui il quale canalizza nell’attività produttiva. Motivazioni. Sul piano biologico, si ipotizzano fattori biologici che pongono l’accento su determinate sostanze presenti nel cervello in grado di agire in modo anomalo. Dal punto di vista psicologico, tale manifestazione, "richiede" due condizioni: una personalità molto rigida, con difficoltà di adattamento e frequente autorepressione; una o più condizioni traumatiche che abbiano lasciato un segno profondo in memoria. Inoltre, un’altra caratteristica necessaria è quella di volere a tutti i costi cercare di controllare e dominare le proprie emozioni, in maniera coercitiva. Quando si teme di perdere il controllo della situazione, si genera il panico, con tutte le variabili conseguenti. Complicanze. Ovviamente, una delle possibili complicazioni degli attacchi di panico, soprattutto quando sono ripetuti, è che la maggior parte delle persone sviluppa un’ansia "anticipatoria" (cioè la paura di nuovi episodi di panico) e conseguentemente cerca di evitare le situazioni che sono state associate agli attacchi. Nei casi molto gravi si arriva a "confinarsi" nel proprio domicilio riducendo al minimo la propria vita di relazione. Terapia. Farmacologica: si prendono in considerazione sostanze ansiolitiche associate ad antidepressivi, per la durata di qualche mese. Purtroppo, non sempre si ottiene una completa remissione anche se si tengono sotto controllo i disturbi. Psicologica: si rende necessario prendere in considerazione un periodo medio lungo (almeno sei mesi) per consentire la modificazione degli aspetti salienti della propria personalità in maniera da realizzare aspetti più flessibili che poi, sul piano neurologico, si traducono nella realizzazione di nuove sinapsi "rafforzate".

Ansia di tipo cronico ("generalizzata") - In questo caso, ci troviamo di fronte uno stato di tensione diffuso e persistente, privo di picchi come negli attacchi di panico ma caratterizzato da un malessere generale psicologico e corporeo, che perdura anche per molto tempo, determinando notevoli sbalzi d’umore. Manifestazioni. Tensione motoria (evidenziata da tremori, dolori muscolari, irrequietezza, etc.), iperattività vegetativa (tachicardia, vertigini, secchezza delle fauci, sudorazione aumentata, formicolii alle mani e ai piedi, difficoltà digestive, sensazione di caldo e di freddo improvvisa, respirazione superficiale, mani fredde e umide, etc.), condizione psicologica di attesa sofferente (paura, aspettativa di eventi spiacevoli o tragici per sé e per le persone care, etc.), alterazioni nella vigilanza mentale (iperattenzione ossessiva, difficoltà di concentrazione e memorizzazione, etc.). Motivazioni. Alcuni disturbi sul piano metabolico (ipertiroidismo) possono causare ansia. Tuttavia, non sempre si identifica una reale causa organica. È più probabile (e frequente) che tutto (o gran parte) dipenda dal carattere sviluppato in senso eccessivamente pignolo e poco flessibile, al punto tale da generare insicurezza prevalente. Complicanze. Riduzione drastica della qualità della vita per difficoltà oggettive a gestire il rapporto con le difficoltà che generano l’esaltazione delle preoccupazioni; somatizzazioni ingravescenti. Prevenzione. Si registra un miglioramento della situazione e una riduzione dei disturbi ogni qual volta si riesce ad utilizzare la parte migliore delle proprie capacità mentali, di tipo logico e razionale, magari anche con l’ausilio di tecniche di rilassamento (training autogeno, etc.). Terapia. Sul piano biochimico, oltre ad una cura specifica in caso di ansia secondaria a disturbi metabolici, si tende a realizzare una stabilizzazione del tono dell’umore attraverso sostanze ansiolitiche prevalentemente di tipo benzodiazepinico (per ridurre il rischio di dipendenza e di effetti collaterali) e riduttori del riassorbimento di serotonina (antidepressivi di ultima generazione) per periodi medio lunghi, ripetuti nel tempo. Il trattamento, ovviamente tende ad agire a livello sintomatico. Maggiori possibilità di risoluzione sono affidate ad un buon trattamento di analisi personale, in grado di realizzare un cambiamento di quegli aspetti della personalità responsabili dei disequilibri in grado di produrre i disturbi in questione. Partendo dal principio che le persone coinvolte, hanno uno spiccato senso di responsabilità che le porta a vivere in una condizione di perenne insoddisfazione per paura di non essere all’altezza dei compiti prefissati, si può lavorare sull’acquisizione di nuovi modelli psicologici in grado di consentire la realizzazione di strategie più adeguate ad affrontare la quotidianità e gli impegni a medio e lungo termine.

C’è da aggiungere che alcuni autori anglosassoni parlano di "psicogenealogia", cioè del rapposrto che intercorre fra l’abiente esterno, la nostra psiche e il nostro DNA. Noi assorbiamo dall’ambiente, sia dall’ambiente in cui viviamo che da quello in cui non ci troviamo a vivere, ma che ci viene trasmesso attraverso racconti o addirittura attraverso ciò che è nella mente dei nostri genitori, depositato sotto forma di apprendimento dagli avi e che loro trasmettono, sia a livello consapevole che a livello inconsapevole. Come è possibile? Cioè come è possibile, per esempio, che alcune sfumature comportamentali si trasmettano da nonno a nipote, se il nipote non ha conosciuto il nonno o se era talmente piccolo quando l’ha conosciuto, da aver potuto assorbire troppo poco? Esistono delle risposte teoriche e anche teorico-pratiche. E’ possibile, per esempio, che quello che noi acquisiamo si depositi in memoria sotto forma di "pacchetti software energetici" all’interno di strutture ben definite e che rimanga attivo all’interno della funzionalità di -particelle atomi del DNA di determinate cellule. Noi siamo degli "elementi radianti", cioè trasmettiamo delle onde elettromagnetiche, basta averle depositate in memoria e possiamo trasmetterle.

Sul piano puramente biochimico, l’ansia cronica si può gestire un po’ come l’ansia acuta, anche se con dosaggi diversi, attraverso l’utilizzo di benzodiazepina. Le benzodiazepine sono gli ansiolitici. In passato venivano usati anche come anti-depressivi, poi, si è visto che, ad un dosaggio medio-basso funzionano bene come ansiolitici, mentre ad un dosaggio medio-alto sono ipnoinducenti (fanno dormire). Le benzodiazepine hanno sostituito i barbiturici, per esempio, il Valium, perché sono meno tossici e, soprattutto, vanno ad agire sui recettori specifici in membrana cellulare. Mentre i barbiturici influenzano un po’ tutto l’organismo, le benzodiazepine agiscono sul sistema neurologico e su quello cardio-vascolare, deprimendoli. Mentre per l’ansia acuta bisogna dosare bene le benzodiazepine, per quanto concerne l’ansia cronica si prende in considerazione anche l’utilizzo di stabilizzatori dell’umore, perché la persona che ha sviluppato una simile manifestazione clinica, perde fiducia nelle sue possibilità (è come se stesse in allarme continuo). Allora, rinuncia, "a monte", alle sue possibilità di azione. E’ un po’ come se si chiudesse sempre di più in se stessa e c’è il rischio che sviluppi qualche manifestazione depressiva. A questo proposito, c’è qualche studioso che definisce la depressione come un odio verso la vita. Bene,. Diciamo pure che, forse, il depresso la vita non la sa amare, ma difficilmente la odia. La depressione, infatti, costituisce l’ultimo baluardo a disposizione per proteggersi dal mondo esterno: in pratica, l’individuo si chiude perché non sa come affrontarlo. Ecco perché nell’ansia cronica si realizza un "mix" di ansiolitici e antidepressivi. È necessario porre molta attenzione nella posologia degli ansiolitici perché, spesso, creano dipendenza e assuefazione. Sul fronte psicologico, mediante la psicoterapia, che cosa si può fare per quanto concerne il setting nel rapporto con la persona che manifesta disturbi di ansia cronica? Si cerca di lavorare sugli aspetti in difficoltà della personalità, per vedere in che modo far aumentare le capacità di adattamento, la stima delle proprie possibilità, un migliore senso nei confronti della realtà. Tutto questo, porta ad un miglioramento nella capacità di essere flessibile, in modo tale che non scatta lo stato di allarme in continuazione. Tra l’altro, questo stato di allarme reiterato senza soluzione di continuità, determina una sollecitazione della corteccia surrenale, con conseguente ipersecrezione di cortisone "endogeno", che deprime l’efficienza del sistema immunitario, coinvolgendo, in questa "sofferenza" sia l’apparato endocrino che il sistema nervoso.

Ansia da stress o evento traumatico - Ognuno di noi può aver conosciuto qualcuno che, a bordo di un aereo, è stato coinvolto in un atterraggio di emergenza, oppure ha subito le conseguenze di un terremoto, e via discorrendo... Queste persone, nel breve, nel medio e nel lungo periodo manifestano dei disturbi che possono simulare quelli dell’ansia cronica. In questo caso, si sta sviluppando sempre di più il settore della "psicologia della traumatologia d’emergenza", una sorta di psicoterapia di tipo dinamico che aiuta, chiaramente, con un approccio diverso, perché bisogna consentire loro di raccontare tutto quello che hanno "patito", lavorare sui meccanismi di apprendimento che hanno portato alla creazione di quelle "capsule bloccate" di paura, in maniera tale da avere la percezione che, gradualmente, un determinato evento è difficile che si ripresenti, o che, comunque, si può imparare a sapersi rapportarsi nel modo meno traumatico possibile, nei confronti degli eventi particolarmente frustranti.

Ovviamente, ci si riferisce allo stato d’animo conseguente non tanto al complesso di fattori caratteristici della vita moderna che causano continua tensione e preoccupazione, quanto piuttosto a uno o più eventi traumatici di tipo personale (esperienze violente, lutti gravi, rapine, etc.) oppure collettivo (terremoti, incendi, etc.). Questi elementi possono causare un turbamento psichico sia di tipo acuto (immediatamente dopo l’evento), sia di tipo cronico (che permane a mesi di distanza). Manifestazioni. Ricordi e sogni ossessivi della situazione traumatica; stato psicologico di allarme continuo; sensi di colpa apparentemente ingiustificati; disturbi del sonno; difficoltà di memoria e di attenzione. Prevenzione. Evitare tutto ciò che possa risvegliare il ricordo dell’evento, nonché azioni o sensazioni improvvise come se l’evento dovesse ripetersi soprattutto in associazione con stimoli ambientali che stimolino sensazioni sofferenti già vissute. Complicanze. Ansia generalizzata, depressione, alcolismo, disadattamento sociale, abuso di farmaci, etc. Terapia. Farmacologica: cicli combinati e mirati, a base di ansiolitici e di antidepressivi. Psicologica: cicli di psicoterapia e/o di counseling psicologico con specialisti di psicologia dell’emergenza e di psicotraumatologia.

Quale che sia la motivazione dello stato ansioso, per quanto riguarda la terapia, ogni approccio che si decida di seguire, dovrebbe, tenere in debita considerazione una base di Counseling psicologico. Solo a condizione di migliorare l’utilizzo delle proprie risorse, infatti, si gestisce meglio il quadro emotivo che si genera in conseguenza degli eventi che si producono dentro e fuori di noi.

Come nasce la "memoria" della paura?

L’archivio dei brutti ricordi si trova nella corteccia del cervelletto: un gruppo di cellule che finora si pensava fossero coinvolte solo nel controllo del movimento gioca invece un ruolo importante nel costruire i ricordi spiacevoli. La scoperta, italiana, e’ pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti, Pnas. Il gruppo dell’Istituto nazionale di neuroscienze di Torino, diretto dal neurofisiologo Piergiorgio Strata, ha trovato così una nuova e importante tessera nel mosaico dei meccanismi che fanno ricordare le paure. "Nel cervello - spiega Strata - il quartier generale della paura resta l’amigdala’, uno dei magazzini della memoria. Ma questa, collabora con altre strutture della corteccia prefrontale e del cervelletto’’.

La mappa per ricostruire la memoria della paura e’ davvero complessa, ma la ricerca è a buon punto. Adesso Bibiana Scelfo, Benedetto Sacchetti e Strata, del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino, hanno scoperto che un particolare tipo di cellule della corteccia del cervelletto, chiamate cellule di Purkinje, sono le archiviste dei brutti ricordi. Le connessioni che formano tra loro (sinapsi) si modificano nel tempo in modo che solo gli stimoli effettivamente legati tra loro diventino parte dello stesso ricordo. ’’Da tempo - dice Strata - si è visto che la memoria è legata a modificazioni permanenti delle sinapsi".

Finora si riteneva che le uniche sinapsi coinvolte nei ricordi, fossero quelle eccitatorie, che raccolgono gli stimoli, ma adesso i ricercatori italiani dimostrano che le sinapsi inibitorie sono altrettanto importanti perché intervengono per bilanciare l’attività delle sinapsi eccitatorie, circoscrivendo così gli stimoli e facendo in modo che vengano archiviati solo quelli necessari a definire il ricordo.

L’attenzione dei ricercatori si e’ concentrata sull’area del cervelletto legata all’espressione della paura (V d VI lobo del verme) e che si attiva dopo un periodo di condizionamento nel quale l’animale impara ad associare uno stimolo innocuo a uno doloroso e ad averne quindi paura (per esempio un suono seguito a breve distanza da una piccola scarica elettrica).

Nello studio sono stati osservati tre gruppi di topi sottoposti a stimoli diversi: uno stimolo acustico seguito a breve da uno stimolo doloroso, uno stimolo acustico seguito a lunga distanza da uno stimolo doloroso, nessuno stimolo. A 24 ore dal condizionamento i ricercatori hanno analizzato i circuiti neuronali dei topi in cerca di cambiamenti morfologici e in questo modo hanno scoperto il diverso ruolo delle sinapsi eccitatorie e inibitorie. "Il prossimo obiettivo della ricerca - conclude Strata - è identificare le molecole responsabili dei cambiamenti morfologici". Un lavoro che richiede attrezzature molto sofisticate e costose e che Strata prevede di condurre in collaborazione con l’Istituto Santa Lucia di Roma, del quale dirige un laboratorio. Grazie alla proteomica si prevede di misurare il livello delle proteine nei tessuti del cervelletto di topo che conservano brutti ricordi, confrontati con quelli che non ne hanno. (Fonte ANSA - Sabato 19.01.2008)

Somatizzazione dell’ansia

Come è possibile che l’ansia, oltre ai sintomi psicologici, determini un coinvolgimento organico più o meno imponente? La risposta sta nel risultato di ricerche sul sistema nervoso umano e i suoi collegamenti con comportamenti psicologici. Per l’equilibrio di numerose funzioni del corpo di fronte ai molteplici stimoli dell’ambiente, il sistema nervoso autonomo riveste una grande importanza. Si tratta di un sistema che agisce appunto autonomamente, cioè senza il controllo volontario consapevole ma gestito a distanza, dai centri in cui si generano le emozioni. Il sistema nervoso vegetativo, si divide in due parti: "sistema simpatico" e "parasimpatico". Ambedue si collegano a molti organi del corpo (cuore, vasi sanguigni, muscoli bronchiali e polmonari, stomaco, intestino, organi sessuali, ghiandole endocrine ed esocrine, vescica urinaria, etc.) agendo su di loro in modo sinergico per assicurarne sempre la migliore funzionalità di fronte a qualsiasi stimolazione ambientale. Il sistema simpatico produce risposte negli organi che preparano all’attività (o all’emergenza) provocando per esempio l’aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, della glicemia e, più in generale, l’aumento dell’attivazione e della disponibilità di "energia". Il sistema parasimpatico, invece, produce, a livello degli stessi organi, modificazioni generalmente in direzione opposta. L’equilibrio della funzionalità dei due sistemi, viene modulato da centri nervosi particolari (quali, ad esempio, il lobo limbico, coinvolto nella genesi delle emozioni). Dunque, a ogni emozione non corrisponde solo una reattività strettamente psicologica ma anche una risposta da parte degli organi del corpo mediata, appunto, dal sistema nervoso autonomo. Ecco quindi perché in concomitanza con l’angoscia e il terrore riferiti da chi soffre di attacchi di panico, oppure con lo stato di tensione diffuso e persistente di chi presenta ansia generalizzata, si manifestano anche sintomi "apparentemente" solo corporei (palpitazioni, nodo in gola, tremori, vertigini, formicolii alle mani e ai piedi, difficoltà digestive, etc.).

Qual è il meccanismo di produzione dell’ansia, nella nostra mente?

(Avanzamenti "psicobioelettromagnetici")

Il medico ricercatore italiano Giovanni Russo, già negli anni settanta del secolo scorso ipotizzò che la genesi della vita, sul piano psicologico, dovesse avvenire, all’interno del DNA, nei suoi costituenti infra atomici. Da questi elementi, per capire ciò che accade "dentro" la mente umana, a livello di umore, in condizioni di ansia, il dott. Russo, schematizzò un’approssimazione di "scheletrato" di idea, alla stregua di una strutturazione chimica, indicando:

  • con il simbolo del triangolino, un elemento "moto - propulsivo" (dato parcellare di aggressività);
  • con il simbolo del cerchietto, un elemento "moto - adesivo" (dato parcellare di affettività)
  • con il simbolo del quadratino, un elemento di "moto produzione creativa" lucida e razionale (dato parcellare di neutrergia).

Di seguito, si riporta la schematizzazione di un’idea in equilibrio...

... per differenziarla da quella che genera l’ansia.

Prendendo a prestito una terminologia prevalentemente chimica, possiamo notare che la "dinamica energetica è prevalentemente "insatura" (legami "liberi") e mista (elementi colorati in parte, che evidenziano conflitti), assenza di connotazione prevalente (ed esclusiva) negativa: in pratica si evince un’assenza di "punti fermi", il ché crea l’umore che "ondivago" tende all’angoscia. Nel caso di ansia determinata dalla presenza di dati parcellari positivi, la motivazione presumibile sarà legata ad eventi positivi in eccesso (ad esempio, ansia da gioia incontenibile). In presenza, invece, di ansia conseguente a dati parcellari negativi o misti, la motivazione sarà legata ad eventi frustranti, non metabolizzati.

Come fare per evitare di essere travolti dall’ansia degli altri?

In conseguenza di queste spiegazioni, si può concludere che, un quadro di ansia, si gestisce innanzitutto scaricando la tensione (col movimento fisico, o con l’eloquio più o meno "intenso") e, solo in un secondo momento, "saturando" le valenze libere (con spiegazioni tese a chiarire e tranquillizzare la situazione).

 

Che differenza c’è con l’angoscia?

L’ansia al massimo grado si chiama angoscia. Si ha maggior presenza di elementi aggressivi negativi e conflittuali che induce al movimento. Si spezzano quasi tutti i legami e si coinvolgono psiche e corpo (l’ansia può limitarsi solo alla psiche. È come se si ripetesse a se stessi, in maniera angosciante: "Non ho soluzioni, non posso riflettere!

La capacità di "contenimento" dipende dallo sviluppo e dalla capacità di utilizzo delle proprie capacità di riflessione logica e razionale (neutrergia)

Quando, invece, si "spezzano" tutti i legami ( se si "accelera" la condizione precedente, aggravandosi il tutto) è come se si cercasse la salvezza di fronte ad un evento catastrofico. In questo caso non c’è più conflitto: c’è terrore e basta! Non si può utilizzare più nulla delle proprie capacità neutrergiche.

Conclusioni

È necessario imparare a prendere in considerazione la realizzazione di un rapporto ottimale fra costi e benefici, rispetto ad eventi e obiettivi. Molto spesso, infatti, i nostri programmi presentano un costo di fattibilità eccessivo rispetto al reale vantaggio. Questo genera stress difficilmente compensabile.

A parte le tappe esistenziali particolarmente esposte alla possibile manifestazione di crisi ansiose per difficoltà di adeguamento (pubertà, repentini cambiamenti di stato sociale, gravidanza, menopausa, etc.), l’ansia deriva da conflitti inconsapevoli (per eccesso di divieti e inibizioni morali) e da fattori conseguenti ad un disadattamento sociale per la perdita di valori di riferimento importanti (concezioni religiose, filosofiche, politiche, etc.) che lasciano l’uomo contemporaneo privo di un valido "progetto esistenziale", in preda a mille paure. Se poi aggiungiamo il fatto che ciò che si apprende da giovani non è in armonia con i modelli presenti nell’età adulta, il cerchio "si chiude" in maniera sconsolante. Cosa fare? Anche se Alessandro Manzoni sosteneva che "È meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore", sarebbe opportuno, di tanto in tanto, ricordarsi di quello che ripeteva Winston Churchill: "Quando sono sopraffatto dalle preoccupazioni, ripenso a un uomo che, sul suo letto di morte, disse che tutta la sua vita era stata piena di preoccupazioni, la maggior parte delle quali per cose che mai accaddero".

Bibliografia

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  • Hopkins - Neurologia Clinica - Poletto Ed.
  • F. Bottaccioli - Psiconeuroimmunologia - Red Edizioni
  • DSM IV - Criteri diagnostici - Masson Ed.
  • C. Guyton - Trattato di Fisiologia Medica - Piccin Ed.
  • G. Lindzey, R. F. Thompson, B. Spring - Psicologia - Zanichelli Ed.
  • G. Russo - La Psiche Umana, Anatomia e Fisiologia - Sovera Multimedia Ed.
  • G. Russo - Una psicoterapia ad Indirizzo Dinamico: un modo nelle tue mani - EUR Ed.
  • G. Russo - Vorrei vederci chiaro: meditando osservando, riflettendo, sull’essere umano ed. Enitalia
  • S. Locke, D. Colligan - La mente che guarisce - Giunti Ed.
  • J. H. Schultz - Il training autogeno, vol. I - Feltrinelli
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Giorgio Marchese - Medico Psicoterapeuta (Docente di Fisiologia Psicologica e Psicologia della comunicazione c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID - Roma 2010)

 

Si ringrazia Paolo Chiaia (counselor psicologico) per aver contribuito alla realizzazione delle immagini

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