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Il Pensiero e la coscienza di sé.
di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

21 maggio 2005






Cosa c'è, alla "base" di tutto?


 

NEUROSCIENZE - 5


La ricerca dell’uomo per capire chi è e da dove deriva il sapere di esistere, sta affrontando elementi cruciali per decodificare i meccanismi di autoconfigurazione cellulare da parte dell’attività psicoemozionale. In questo lavoro si cercherà di fornire elementi esaustivi anche se a livello divulgativo, partendo dalle più moderne acquisizioni scientifiche senza trascurare il territorio delle discipline umanistiche, da cui il sapere ha tratto origine.

Che cos’è la coscienza?

Questo termine deriva dal latino e indica quella consapevolezza soggettiva, più o meno chiara, che l’uomo ha di sé (cioè dei suoi sentimenti, delle sue percezioni, dei suoi pensieri, ecc.) e di ciò che lo riguarda: in sostanza, la capacità di rendersi conto di qualcosa o la possibilità di tutte le funzionalità inconsapevoli che si esprimono mediante il tono dell’umore, il tutto grazie all’attività del pensiero, che rappresenta quella funzione dell’intelletto estrinsecantesi, mediante il sistema nervoso, nella produzione di elaborati più o meno complessi.

Gli esperti distinguono due forme fondamentali di coscienza definite, rispettivamente:

  • "di base" prevalentemente consapevole, responsabile di percezioni e apprendimenti "espliciti", di cui siamo in grado di rendere conto;
  • "attuale" prevalentemente (anche se non esclusivamente inconsapevole, caratterizzata da percezioni definite "implicite".

La prima attiene alla consapevolizzazione di esistere, di possedere un corpo ed una propria identità e consente, inoltre una localizzazione di sé nello spazio e nel tempo. La seconda consente l’estrinsecarsi di attività elaborative a produzione inconsapevole (Percezioni - Emozioni).

Dove nasce la coscienza

Nel XIX secolo era molto diffusa la concezione "frenologica", secondo cui le facoltà psichiche dovessero essere strettamente connesse a determinati luoghi del cervello. Mentre aspetti peculiari del carattere (ambizione, amore, etc.), come si può osservare dall’immagine, erano confinati in determinati distretti cerebrali, non era prevista alcuna localizzazione per la coscienza di sé o la consapevolizzazione dei propri elaborati e comportamenti.

Attualmente, in base ai risultati raggiunti dai ricercatori, si può affermare che l’attività della nostra coscienza (consapevole o meno) è possibile dal momento che vengono coinvolte alcune zone peculiari del nostro cervello, fra cui:

  • i sei strati cellulari della corteccia cerebrale (o neocorteccia);
  • la formazione reticolare mesencefalica (collegata al talamo e, da qui, alla corteccia), con i suoi nuclei della colonna mediana (per la cognizione delle sensazioni; raggruppa i nuclei del rafe che partecipano alla stabilizzazione del tono dell’umore, grazie all’azione della serotonina), mediale (che riceve informazioni in grado di modificare attenzione e stato di veglia) e laterale (con il nucleo Peduncolo Pontino del Tegmento - PPT e il locus coeruleus che mediante l’azione di noradrenalina ed acetilcolina, si attivano in presenza di stimoli significativi e partecipano nel meccanismo della formazione della memoria);
  • talamo e ippocampo (considerati la "porta" della coscienza).

In base alle più moderne acquisizioni neuroscientifiche, possiamo concludere che siamo in grado di percepire consapevolmente solo ciò che arriva in modo "efficace" alle aree associative della corteccia cerebrale. I processi di elaborazione che avvengono al di fuori della corteccia rimangono a livello inconscio. Siccome per l’attivazione della corteccia è indispensabile un coinvolgimento preventivo di queste altre zone (gangli basali sottocorticali, sistema libico, etc.), è facile dedurre che questo, tecnicamente, dimostra il fatto che la consapevolezza dei nostri elaborati è preceduta dall’attivazione delle attività inconsapevoli. Di fatto, questa "costellazione" anatomica crea il fondamento neuronale e nevrogliale di ciò che possiamo chiamare "autonomia d’azione dell’individuo", cioè la determinazione delle nostre azioni sulla base dell’esperienza. Dal momento che le componenti di elaborazione dei centri di controllo delle emozioni lavorano per lo più a livello inconscio, questo ci da un’altra prova del fatto che l’io cosciente non esercita un controllo sull’inconsapevole ma, semmai, accade l’esatto contrario.

Il metodo di indagine che i neurobiologi utilizzano per studiare il rapporto fra gli stati di coscienza e le diverse strutture cerebrali, oltre che sull’osservazione della perdita della capacità funzionale relativa a lesioni cerebrali in determinate aree, si avvale dell’ausilio di apparecchiature come, ad esempio:

la tecnica magnetoencefalografica (MEG);

la tomografia ad emissione di positroni (PET);

la risonanza magnetica funzionale (fMRI);

l’elettroencefalografia (EEG).

Anche se questo argomento verrà trattato più approfonditamente in un prossimo mo lavoro, possiamo comunque anticipare che le emozioni rivestono un aspetto importante del lavoro del pensiero e si determinano nella parte finale degli elaborati, collegandosi strettamente ad ogni singola idea o concetto (gruppo di idee). Esse si generano a livello sottorticale come risultato dell’attività del sistema limbico (formazione costituita da ippocampo, circonvoluzione del cingolo e nucleo amigdaloideo) , in grado di influenzare la funzionalità della corteccia. Un ruolo fondamentale viene svolto dall’amigdala (nel sistema limbico) che elabora e produce, a livello inconscio, gli stati emozionali più intensi. Il "sentirsi bene" determinato da uno stato di umore positivo e stabile, invece, deriva dal sistema mesolimbico (composto da nucleo accumbens e dall’area ventrale segmentale) che, mediante dopamina ed endorfine, coinvolge la corteccia.

Anche i contenuti della memoria sono parte integrante della coscienza individuale. Ovviamente, come già espresso nel precedente lavoro sull’apprendimento, ci riferiamo alla memoria dichiarativa (di cui sono responsabili ippocampo e corteccia)distinta, a sua volta, in:

  • memoria semantica (elementi indipendenti dal tempo e dallo spazio, acquisiti per coinvolgimento corticale) - ;
  • memoria episodica (esperienze concrete relative alla propria persona, acquisite per coinvolgimento ippocampale).

La componente essenziale della memoria episodica costituisce il fondamento dell’io e dell’autocoscienza. La circonvoluzione del cingolo (collocato fra sistema limbico e corteccia) riveste un ruolo per quanto riguarda la coloritura emotiva delle percezioni ed interagisce con il lobo frontale per il riconoscimento e la correzione degli errori.

Il ruolo della corteccia

La neocorteccia si può osservare, da un punto di vista classificativo, per ciò che concerne il lato anatomico (e si suddivide nei lobi frontale, parietale, temporale e occipitale) e funzionale (distinguendo le aree sensoriali, motorie e associative). Le aree associative, presenti in tutti e quattro i lobi, sono importanti sul piano della consapevolizzazione.

  • Quelle del lobo parietale sono coinvolte prevalentemente nell’identità del proprio corpo e nella pianificazione dei movimenti in relazione al tempo e allo spazio. In questo modo, possiamo costruirci immagini tridimensionali, avere cognizione della nostra collocazione nello spazio e comprendere concetti spaziali astratti (mappe e simbologie).
  • Quelle del lobo occipitale sono responsabili prevalentemente di ciò che vediamo o udiamo (oggetti, scene e volti).
  • Quelle del lobo temporale, oltre ad una modulazione delle precedenti, svolge un ruolo di elaborazione linguistica (significato di parole e frasi semplici) grazie all’area di Wernike.
  • Le aree associative del lobo frontale sede, fra l’altro, del centro di Broca (destinato al controllo della sintassi verbale e alla produzione del linguaggio) si distinguono in un’area prefrontale (che consente di agire e parlare secondo una pianificazione adeguata al contesto, a risolvere problemi e ad esaminare il contenuto di idee da trasformare in azioni) ed in una orbitofrontale ( potrebbe essere considerata come sede dell’etica e della morale)

Reti neurogliali e stati di coscienza

Gli esperti presumono che, alla base dei diversi stati di consapevolizzazione o delle attività totalmente inconsapevoli (che rappresentano la maggior parte delle funzionalità cerebrali) vi sia un processo di cambiamento di connessioni (in termini di rafforzamento o inibizione sinaptica) nelle reti neuronali e nevrogliali e nei "dialoghi" corrispondenti, della durata di qualche secondo, che provoca un cambiamento nell’elaborazione locale delle informazioni, mediante una sincronizzazione strategica conseguente all’accumulo di sostanze come neurotrasmettori, neuropeptidi e ormoni.

Le abitudini e le "modifiche" neurali

Dal punto di vista sperimentale, si è potuto constatare che gli elaborati che portano alla creazione delle abitudini, mettono in atto una trasformazione a carico delle reti neurali (neuroni e nevroglia interconnessi) le quali creano circuiti che "sfuggono" alle zone cerebrali deputate al controllo consapevole, per un maggior rendimento in termini di velocità e di ottimizzazione metabolica.

La gerarchia elaborativa

Attraverso il talamo, le informazioni afferenti, giungono alla porzione di corteccia sensoriale corrispondente; dopo una prima serie di elaborazioni, il messaggio perviene alle aree associative pertinenti.

Il dialogo "interno"

La corteccia associativa, è maggiormente connessa rispetto al resto e i meccanismi di neurotrasmissione assumono un’importanza ancora superiore a quella che hanno nelle aree sensoriali e motorie. In breve, la coscienza sorge laddove i sistemi corticale e limbico determinano stretti legami di collaborazione anatomo-funzionale. Per realizzazione di questo processo psicoorganico, è necessario che ognuna dei circa 50 miliardi di cellule nervose della corteccia cerebrale sia connessa a migliaia, se non a decine di migliaia, di altri neuroni. Gli oltre 500.000 miliardi di connessioni che si realizzano all’interno della corteccia cerebrale, costituiscono una cifra supera di moltissimo il numero delle vie di ingresso e uscita. Detto in altri termini: se pure la corteccia cerebrale è in collegamento con il resto del cervello (e attraverso gli organi di senso e l’apparato motorio con il corpo e l’ambiente) "essa parla essenzialmente con se stessa".

Benché i neuroscienziati siano in grado di indicare (almeno in linea generale) dal punto di vista sperimentale quali funzioni espletino le diverse zone di elaborazione cerebrale, non è stata ancora chiarita del tutto la natura fisica della coscienza, a meno che non ci rifaccia alle teorie psicodinamiche come quella di Giovanni Russo che intravede l’origine del tutto nelle dinamiche di interazione che si generano all’interno degli atomi, fra le varie microparticelle. Una risposta adeguata, sul piano dei macrosistemi neurologici, potrebbe venire dall’osservazione delle sincronizzazioni delle cellule neuronali e nevrogliali della corteccia e delle sinapsi correlate, sotto il controllo della formazione reticolare, del talamo, dell’ippocampo e del sistema limbico. Dal momento che abbiamo più volte affermato che il sistema "essere umano" è caratterizzato dal dialogo fra i tre grandi apparati psicoorganici (neurologico, immunitario ed endocrino), possiamo concludere che la realizzazione dello stato di coscienza e dei diversi stati di consapevole ed inconsapevole sono possibili grazie agli elaborati complessi realizzati nella corteccia e nelle aree della subcorteccia sulla base della sincronizzazione cellulare.

In sostanza, cos’è il Pensiero?

La struttura principale della nostra mente, che ha come scopo quello della costruzione delle idee, mediante il meccanismo della riflessione, per l’elaborazione delle strategie più idonee alla risoluzione dei problemi relativi all’appagamento di bisogni e desideri.

Gli elaborati di pensiero si distinguono per stadi successivi di "impegno" che vanno dal primo (che prevede la presenza attiva della sola vigilanza (funzione subliminale dell’attenzione, in grado di fornire perennemente informazioni circa le stimolazioni interne ed esterne cui siamo sottoposti) al settimo, fase della creatività e delle idee nuove, mediante cui è resa possibile l’evoluzione della specie.

Cosa significa riflettere?

In base al modello psicodinamico di Giovanni Russo, si è capito che la dinamica della riflessione porta ad esaminare e valutare attentamente per assemblare idee, prelevando dati parcellari dal deposito della memoria. Questo meccanismo, adiuvato da un collante definito tecnicamente collogica, si avvale dell’ausilio del concento quando l’attività riflette meccanismi razionalmente neutrergici e logici; in tutti gli altri casi (elaborati negativi e conflittuali) il collabimento degli elementi strutturali dell’idea avviene mediante l’intervento dell’intersecon.

Cosa succede durante la riflessione?

Si può "esplorare" un’idea per capirla al meglio.

Si può riprodurre un’idea rievocandola dalla memoria, per riviverla mediante l’immaginazione .

Si può rielaborare un’idea per metterla a confronto con altri messaggi e valutarne la possibile sostituzione.

La riflessione prevede tre periodi di impegno energetico che fanno la differenza fra un carattere impulsivo (primario) e riflessivo (secondario).

Quando due o più idee vengono messe a confronto, si determina un concetto (nozione fondamentale che la mente si forma in riferimento di qualcosa, nel suo complesso). Può accadere, però, che le idee a confronto riguardino medesimi aspetti di una stessa valutazione: in tal caso, una prevarrà sull’altra sostituendola (in questo modo si cambiano le proprie convinzioni) oppure integrandola seguendo una modalità peculiare che prevede : scombussolamento, accomodamento e assestamento.

Meccanismo di costruzione delle idee, da parte del Pensiero

Sempre il modello psicodinamico di Giovanni Russo, prevede che, durante una processazione di pensiero (complessa elaborazione che porta alla realizzazione di un "programma" di valutazione comportamentale), si evidenzino sei passaggi fondamentali:

    1. Raccolta di dati che riguardano un determinato argomento e che sono stati precedentemente memorizzati e adeguatamente archiviati.
    2. Elaborazione dei medesimi, nel campo psicobioelettromagnetico localizzato nel nucleo degli atomi e nello spazio interazionale degli elettroni che si trovano nelle molecole del DNA delle cellule delle strutture precedentemente descritte.
    3. Scelta in base agli elementi che si possiedono ed alle capacità riflessive
    4. Verifica del lavoro fin qui realizzato, mediante l’intervento della logica che, in caso di necessità, suggerisce eventuali correttivi.
    5. Associazione dei vari elementi fin qui elaborati.
    6. Strutturazione di un concetto completo che consente valutazioni adeguate

 

 

L’OMO

Prima che Adamo se magnasse er pomo,

er Cane, che sapeva er dietroscena

già preparato pe’ tregà er prim’omo,

pensò: - Povero Adamo, me fa pena:

giacché purtroppo l’ho da la l’amico,

adesso je lo dico. -

E je lo disse: - Abbada a quer che fai!

Se magni er pomo perdi l’innocenza,

diventi un birbaccione e servirai

a fa li studi su la delinquenza;

sta’ attent’a li consiji der Serpente

che te vorebbe mette ne li guai... -

Adamo chiese: E come voi che faccia

a conservamme l’anima innocente

se Dio me fabbricò co’ la mollaccia?

Eppoi, che ce guadambio? Nun c’è gusto

de campà tanto senza capì gnente,

con un cervello che nun vede giusto.

lo, ne convengo, faccio una pazzia

a commette er peccato origginale:

ma er giorno che conosco er bene e er male

me formo una coscenza tutta mia.

Sarò padrone e schiavo de me stesso,

bono e cattivo, giudice e accusato

e, a l’occasione, inteliggente e fesso.

(Trilussa)

 

Bibliografia

  • Metzinger T. - NeuralCorrelates of Consciousness - MIT Press. Cambridge - 2000
  • Roth G. e Wullimann M. F. - Brain Evolution and cognition, Wiley - Spektrum akademischer Verlag -New York - 2000
  • Roth G. - Fuhlen Denken, Handeln Wie das Geim unser Verhalten steuert- Surkamp, Frankfurt - 2001
  • G. Russo - L’essere umano per una vita migliore - Roma
  • Candale B. - Molecole di emozioni - Corbaccio editore
  • M. F. Bear / B. W. Connors / M. A. Paradiso: Neuroscienze - Masson S.p.A. - Milano 2003
  • L. Cattaneo: Anat. del Sist. Nervoso Centrale e Periferico dell’uomo - Monduzzi Ed. - Bologna 1984
  • E. R. Kandel: Principi di neuroscienze - CEA - Milano 1994
  • Neil R. Carlson - Fisiologia del comportamento - Piccin - Padova 2002

 

Dr. Giorgio Marchese - Docente di Fisiologia Psicologia c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico - Roma 2005

 

 

 

 

 

 

 

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