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di Giorgio Marchese  ( direttore@lastradaweb.it )

11 marzo 2017


Cari Lettori cosa risponderemmo se ci venisse chiesto, a bruciapelo, che senso ha la vita, per ciascuno di noi? Se riflettiamo sul fatto che (come ha spiegato Umberto Veronesi in una delle sue ultime interviste), nessuno è in grado di scegliere il proprio genoma, la famiglia di appartenenza, il luogo o l'epoca di nascita e che, in un modo o nell'altro, si finisce con l'essere condizionati (anche) dall'imprinting educativo della Famiglia, della Scuola e della Società in genere, potremmo concludere che l'esistenza personale, non abbia un senso specificamente oggettivo. Almeno sul piano delle scelte e delle possibilità individuali. Non cercare di sapere, interrogando le stelle, che cosa Dio ha in mente di fare: quello che decide su di te, lo decide sempre senza di te” . Qualcuno ha scritto che, in fondo, siamo dei fantocci nelle mani di Dio che, forse (e però) sono le nostre mani. E, in effetti, l'affermazione di Seneca, riportata poc'anzi, potrebbe essere conclusa con: “A te, semmai, resta il compito di saperti adattare!” Sostanzialmente, come mi ha insegnato Giovanni Russo, non abbiamo scelto nulla di quello che troviamo ai nostri nastri di partenza nella gara dell'esistenza ma, per contro, ci ritroviamo in possesso di grandi potenziali (insiti nelle nostre microparticelle elementari che sono le stesse di quelle che fanno brillare la stella più grande del Firmamento) di cui, però, nessuno ci sa spiegare il corretto utilizzo. E finiamo, quindi, per sentirci dei “condannati alla vita”, a cavallo fra una “tremenda” voglia di fare... PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO


...e la dura realtà fatta delle limitazioni umane cui siamo assoggettati. Vivere, dunque, anche se nessuno lo ha chiesto mai!

Per difenderci dal Nichilismo che porterebbe a ridurre tutto a poco più del nulla, non resta che osservare le cose, nella loro semplicità: l’energia di cui siamo composti.

Ecco, migliorarla per, poi, condividerla, godendo nel mentre lo facciamo: questa potrebbe essere la risposta migliore. E la più disarmante, se vogliamo. In questo modo, si è ottenuta l’evoluzione del Sistema in cui siamo contenuti.

Necessario, a questo punto, cercare di capire quello che, (di) più, conta, sul piano dei valori, per raggiungere questo, naturale, obiettivo esistenziale. Chissà che, chi ci ha preceduto, non ci abbia lasciato utili indizi, in questa affascinante caccia al tesoro!

Il passato è il prologo” (W. Shakespeare).

La leggenda riporta che, ai tempi della guerra di Troia, Achille sostenesse che gli Dei fossero invidiosi della razza umana per via della sua vulnerabilità. "Chi sa di poter lasciare questa Terra, dà valore a quello che lo circonda; un condannato a morte, trova bello tutto ciò che può ancora osservare, sentire, toccare...”

E’ probabile che, il valore più importante che "agli immortali" mancava, fosse la capacità di amare intensamente, cioè avere caro, preferire, desiderare, prediligere qualcosa o qualcuno. Pare strano che un guerriero nato per combattere e morire, lasciandosi dietro un alone di grandezza e coraggio senza pari, potesse avere un aspetto così riflessivo.

E’ verosimile pensare che i narratori del tempo, quelli che creavano i miti da incastonare nell’eternità, passandosi il testimone di bocca in bocca e senza lasciare testimonianze vergate su carta, volessero rappresentare, attraverso questo espediente, i molteplici aspetti dell’animo umano.

Ci troviamo continuamente di fronte a una serie di grandi opportunità brillantemente travestite da problemi insolubili.(Cit.)

Così, Achille incarnava il bisogno (esasperato) di autoaffermazione e autostima attraverso il giudizio altrui, in Agamennone e Menelao si poteva scorgere quel senso di onnipotenza che ci deriva dall’essere Energia dell’Universo condensata in minuscole strutturazioni submicroscopiche, a livello del "Bosone di Higgs"...

Con lo stesso principio, Ulisse incarnava la sagacia, Paride la paura derivante dalla consapevolizzazione dei propri limiti e cosi via. D’altronde, una simile operazione è stata procrastinata, nei secoli da altri abili osservatori dei costumi, come Fedro ed Esopo, fino ad arrivare, nel "novecento" appena trascorso, a personaggi come Walt Disney con il suo "cast" di paperi e topi.

Sinceramente, allo stato attuale, si fa fatica a riconoscersi in qualcuno di questi eroi del passato perché, in ognuno, si appalesavano sentimenti come l’onore e il rispetto, valori scomparsi e sacrificati sull’altare della superficialità, della mediocrità e dell’ignoranza.

Chi può affermare di conoscere le scoperte più importanti che la scienza ha prodotto, con ricadute positive sulla vita di tutti? Chi sa di possedere, nel proprio cervello, una ricchezza potenziale di incalcolabile valore?

Boccadoro - Ma dove sarà la meta?

Narciso
-  La meta? Forse morirò direttore di scuola, o abate, o vescovo. E’ indifferente. La meta è questa: mettermi sempre là dove io possa servir meglio, dove la mia indole, la mia qualità, le mie doti trovino il terreno migliore, il più largo campo d’azione. Non c’è altra meta. (Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro)

L’andatura, incerta, dell’homo sapiens (si fa per dire) contemporaneo, è caratterizzata dal caracollare di eventi sfuggiti al controllo di sprovveduti precopernicani, convinti di "essere" il centro dell’Universo. Anche se è vero, come dichiarava Seneca, che si dipende meno dal futuro se si ha in pugno il presente, sarebbe opportuno, ogni tanto, "pescare" dal passato qualche gemma da spendere nell’affrontare gli affanni del quotidiano. In quest’ottica, è sicuramente consigliabile rivalutare una figura come quella di Ettore, figlio di Priamo re di Troia, forse la più equilibrata di quel periodo. Buon padre di famiglia, accorto capo di un possente esercito, stratega arguto e, soprattutto, abbastanza saggio da sapere che "il sangue della guerra non può che produrre altro sangue".

Forse, il messaggio migliore di tutta questa esperienza "che infiniti addusse lutti agli Achei" consiste proprio nel valore dell’amore, per dare importanza a quello che ci si propone di edificare.

"Abbiamo avuto un’estate straordinaria, una stagione di rinascita e di innocenza: un miracolo, per 15 pazienti e per noi, i loro custodi! Ma ora, dobbiamo tornare alla realtà del miracolo. Potremmo dare la colpa alla scienza e dire che è stato il farmaco a fallire o che è stata la malattia a tornare. Oppure, che i pazienti non hanno resistito alla perdita di decenni delle loro vite. La verità è che non sappiamo che cosa è andato male o che cosa è andato bene. Noi sappiamo soltanto che, allo svanire della speranza farmacologica, è seguito un altro risveglio: abbiamo capito che lo spirito dell’uomo è più forte di qualsiasi farmaco e che questo spirito ha bisogno di essere nutrito! Il lavoro, il gioco, l’amicizia, la famiglia. Sono queste le cose che contano. E noi, l’avevamo dimenticato! Le cose più semplici..." (Da Risvegli – Oliver Sacks)

Troppo difficile e irto di difficoltà?

Allora prendiamo in considerazione quello che scrisse Tucidide: "Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano".

Giorgio Marchese (Medico Psicoterapeuta, Counselor) - Direttore "La Strad@"

Un suggerimento: provate a rileggerlo ascoltando questo bellissimo sottofondo. Riuscirete a pasteggiarlo, nella maniera migliore.

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