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Cantare si, ma senza farsi male!
di Stefania Labate  ( stefanialabate@hotmail.it )

21 agosto 2004





La parola al foniatra.


 

Il canto è sicuramente l’espressione più spontanea che usa l’essere umano per fare musica. Cantare è istintivo. E’, o almeno sembra, alla portata di tutti. Il canto non serve solo come espressione artistica, ma anche come sfogo di un carico nervoso eccessivo, infatti psicologi e psicoterapeuti consigliano, in momenti di stress, di cantare, cantare, cantare. Come si dice?!?

"Canta che ti passa!"

Beh, passa il nervosismo, ma, se si canta "male", sia per scaricare le tensioni che per estrinsecare il proprio valore artistico, purtroppo si rischia di crearsi dei danni, alle volte gravi, a quel prezioso apparato fonatorio che è costituito dalla laringe, le corde vocali ed annessi e connessi.

Siamo circondati continuamente da musica, ma, per quanto riguarda soprattutto la musica leggera e le altre espressioni "non colte" del canto, spesso i nostri parametri di riferimento si rifanno ad artisti non correttamente impostati nell’uso della voce. Tutto questo ci influenza a fare un po’ a caso e a buttare lì i suoni senza andare troppo per il sottile.

E invece no!

Bisogna porsi il problema, bisogna imparare a respirare correttamente, ad utilizzare le corde vocali e le nostre risonanze naturali per far sì che ogni suono emesso sia solo una espressione di arte e non una specie di attentato alla nostra salute vocale.

In virtù di queste riflessioni, abbiamo voluto approfondire il discorso con chi, più di noi, sa cosa si deve o non si deve fare per conservare sempre in buona salute il nostro "organo vocale".

Abbiamo incontrato, durante uno stage di foniatria e logopedia, il dott. MASSIMO BORGHESE (Specialista in foniatria e otorinolaringoiatria) e gli abbiamo posto qualche quesito.

D: Lei, che è uno specialista del settore, vorrebbe darci una sua definizione del cantante...

Chi è un cantante?

R: La prima definizione che mi viene in mente è questa: il cantante è un atleta!...soprattutto per far capire in che modo il cantante deve avvicinarsi a questa disciplina che, sicuramente, è artistica, ma passa attraverso una serie di fenomeni fisici la cui esatta conoscenza e, naturalmente, anche la capacità di gestirsi il corpo è fondamentale per svolgere bene questa attività.

Il cantante è un atleta come può esserlo un qualunque sportivo e quindi ha bisogno non solo del tecnico in senso artistico, ma anche e forse soprattutto del tecnico in senso medico...cioè del foniatra.

D: Ci sono vari generi di canto e tutti, ovviamente, prevedono comunque l’apprendimento e l’utilizzo di una buona tecnica, però i due filoni più noti, che ci danno una distinzione su grandi linee sono il canto lirico e quello leggero.

Sostanzialmente, in tutti gli aspetti che lei vorrà segnalare, quali sono le differenze tra il cantante di musica leggera ed il cantante di lirica?

R: Le differenze sono tante sia a livello culturale che economico che tecnico.

Da un punto di vista più strettamente tecnico, il cantante leggero lavora più sulla articolazione della parola che non sulla vocalità in senso pieno. Se in una canzone di musica leggera le parole vengono pronunciate male tanto da risultare incomprensibili, il brano stesso si svuota del suo significato.

Nella lirica, molto spesso (anche se questo non è un pregio!) si apprezza e si segue maggiormente la musica, ma poco il testo a causa di una pronuncia poco comprensibile.

Un’altra differenza è di ordine economico.

Se oggi un cantante di musica leggera ha successo, può essere più noto e conosciuto rispetto ad un cantante di lirica. Ci basti guardare la televisione ed ecco che ci troviamo sommersi da tanti programmi di musica leggera e poche trasmissioni di lirica (relegate ad orari notturni e in pochi giorni della settimana). Questo, sinceramente, non lo considero indice di un gran livello culturale e non perché la musica leggera sia inferiore alla lirica, ma, se consideriamo che l’Italia ha dato alla lirica un contributo enorme, è veramente un peccato rilevare che la cultura attuale italiana non riconosca alla lirica lo spazio che merita fatta eccezione per quella elite di intenditori che comunque costituisce una minoranza rispetto ai "consumatori" di musica leggera.

D: Tutti possono cantare?

R: Tutti tutti... proprio no!... ma sicuramente molti di più di quelli che in realtà cantano... nel senso che ci sono persone che manifestano grosse difficoltà nei confronti del "fenomeno canto" soprattutto per aspetti percettivi. Potremmo citare chi non ha orecchio, ma, anche qui, si potrebbe dire che l’orecchio può essere allenato.

D: Cosa accade quando una persona è stonata?... parliamo ovviamente a partire dal fatto percettivo (e quindi dell’orecchio musicale) a quanto poi accade quando il soggetto non riesce a controllare l’emissione "accordata" dei suoni...

R: Accade che il soggetto non si attiene alla stessa tonalità delle note che costituiscono il brano (con ovvio riferimento alla parte cantata) e quindi emette una voce su tonalità non adeguate o alla musica che deve accompagnarlo o al contesto in cui deve cantare.

D: Ma questo è dovuto all’orecchio o ad uno scarso controllo delle corde vocali?

R: All’orecchio... inteso non come orecchio periferico (ossia l’apparato di trasmissione e la coclea) ma come orecchio centrale, cioè quella parte di cervello che riceve, elabora e confronta gli stimoli acustici (nelle loro differenze di intensità, ma soprattutto di tonalità). Naturalmente, da lì, questi vengono restituiti verso l’esterno determinando poi la contrazione delle corde vocali (movimento e tensione) e il rapporto delle stesse con i risuonatori, anche se una differenza di tono dipende da una differenza di tensione delle corde vocali.

D: Si dice che non si nasce stonati... lo si diventa.

In sostanza... è vera questa affermazione?

R: Per essere intonati bisogna conformarsi ad una tonalità, e il bambino che nasce ha altri problemi di cui occuparsi come quello di respirare, di nutrirsi... di soddisfare le funzioni relative al soddisfacimento dei bisogni primari. Poi, a mano a mano, si sviluppano quelle più complesse tra cui l’emissione vocale, finalizzata non più alla espressione di bisogni, ma inserita in un discorso per esempio...estetico quindi, prima dei due o tre anni, non si può giudicare se un bambino sia intonato o meno. Va considerato che i bambini di scuola materna (3-4 anni) già cantano (almeno alcuni di essi) e questo ci indica che a quell’età si può già avviare un discorso di intonazione della voce, ma dalla nascita sinceramente no.

D: Che cosa vuol dire avere una voce "impostata" e quali sono le differenze da evidenziare tra l’impostazione leggera e la lirica?

R: Voce impostata significa una ottima gestione del fenomeno vocale dalla sua origine, che è quella respiratoria, passando poi per la emissione laringea e quindi l’uso delle cavità di risonanza perché determinate tonalità possono avere alcune risonanze e altre tonalità vengono enfatizzate con altri tipi di risonanza. Le risonanze possono essere di petto, di testa, di falsetto. Voce "impostata" significa sapere gestire molto bene tutto questo, ma è un discorso che, per lo più, investe la lirica.

Nella musica leggera, in genere, questo non accade salvo che per quegli artisti, come ad esempio Claudio Villa, in grado di coniugare aspetti lirici col leggero.

Nella musica leggera, ci sono dei range tonali più ristretti per cui si può anche gestire la vocalità senza ricorrere alla voce impostata.

D: Oggi i bambini vengo stimolati, per quanto concerne il canto, sin dalle scuole elementari...

Bene... Ma come bisogna regolarsi coi bambini che intendono intraprendere lo studio del canto?

R: Bisogna conoscere molto bene quali sono le possibilità, ma anche i limiti della voce infantile. L’errore che si commette, nella maggior parte dei casi, è quello di far cantare il bambino oltre i propri limiti vocali ispirando, in genere, il suo cantare a brani incisi dalla voce degli adulti che non è assolutamente sovrapponibile a quella del bambino. Un consiglio pratico che faccio innanzi tutto agli insegnanti delle scuole materne ed elementari ed eventuali insegnanti di canto che gestiscono le voci infantili, è quello di conoscere quali sono questi limiti. Questo è un dato che fornisce il foniatra quindi cogliamo l’occasione per dire che sarebbe auspicabile un maggior contatto tra foniatra e tutti coloro i quali lavorano sulla voce (in questo caso dei bambini).

D: E’ abitudine diffusa, nella maggior parte dei cantanti, quando si presenta un abbassamento di voce o addirittura in via preventiva, quella di fare uso di varie pastiglie, spray, aerosolterapia (con miscugli vari!), bere tisane e quant’altro... Ma... servono a qualcosa?

R: Se il cantante, come abbiamo detto all’inizio, è un atleta, ed è stanco, e non riesce a svolgere bene le proprie prestazioni, si dopa oppure si allena meglio? Ecco... lo stesso discorso dovrebbe valere per il cantante quando ha difficoltà.

Innanzitutto non esiste il farmaco che fa cantare bene, esistono i farmaci che trattano determinate patologie la cui presenza disturba il canto.

Facciamo un esempio: l’infiammazione oppure.. la gastrite.... la colite... che possono disturbare una buona gestione della voce. In tal caso, il farmaco serve per curare quella patologia, ma non per rimediare, in quel momento, al deficit vocale. Il deficit vocale si rimedia, nella maggior parte dei casi, con l’esercizio, con l’allenamento della funzione... E qui il discorso investe le due discipline, quella medica e paramedica, rispettivamente della foniatria e della logopedia

.

Troppi luoghi comuni continuano a mettere i professionisti della voce in condizione di utilizzare farmaci non solo inutili, ma spesso dannosi... Un esempio su tutti: quelli dati per via aerosolica.

L’aerosol, utile per altre patologie, preso per migliorare le performance vocali di un cantante che ha difficoltà, al più le peggiora perchè provoca una maggiore secchezza delle mucose...e la mucosa che deve cantare, oltre quella che deve parlare, deve essere umida e non secca, quindi l’effetto aerosol è dannoso.

Al massimo, per la secchezza, può essere utile respirare il vapore acqueo della pentola che bolle..

D: Quanto incide il saper impostare la voce parlata in maniera corretta sul canto e viceversa?

R: Incide molto perché non abbiamo le corde vocali da parlato e quelle da cantato. Cantiamo con le stesse corde vocali con cui parliamo per cui se ci produciamo danno in una circostanza, prima o poi quel danno lo paghiamo anche nell’altra. Capita, a volte, di vedere delle persone che parlano con difficoltà, che hanno raucedine e cantano momentaneamente bene anche se, col passare del tempo, le due cose si allineano. Quando si canta, si attuano meccanismi di compenso che, per periodi anche lunghi, possono non manifestare quelle difficoltà che invece si manifestano sul parlato.

Parlare correttamente è un presupposto necessario per cantare correttamente non fosse altro perchè, in questo modo, non si danneggia lo stesso organo vocale che deve parlare.

D: A causa di una scorretta impostazione della voce, quali sono le patologie delle corde vocali che le capita più frequentemente di riscontrare e quindi curare?

R: Secondo un principio fondamentale, diciamo che "la funzione fa l’organo" per cui una funzione scorretta danneggia l’organo che, in questo caso è l’organo vocale cioè le corde vocali.

All’inizio non ci sono mai patologie organiche per cui capita spesso che l’otorinolaringoiatra, guardando le corde vocali dica al soggetto che lamenta difficoltà di voce, che alle corde vocali non ha riscontrato alcun problema e quindi può stare tranquillo.

Qui c’è un errore perchè determinati meccanismi scorretti (che in fase iniziale possono essere riscontrati dal foniatra) preludono ai danni d’organo che poi si strutturano e diventano i cosiddetti stati prenodulari, micronoduli, i noduli delle corde vocali, i prolassi cordali, gli edemi cronici, i polipi... e ricordo, con l’occasione, che il polipo non è l’evoluzione peggiorativa del nodulo, ma è semplicemente un danno anatomopatologico che si esprime diversamente, ma la causa a monte può essere la stessa.

Sono tutte patologie non di tipo neoplastico, non vanno neanche definite "tumori benigni"... questo è un altro luogo comune, a volte, da sfatare...Rappresentano esclusivamente la conseguenza di un cattivo uso della voce e vanno quindi trattate, ma con l’obiettivo di rimediare ai problemi vocali. La salute e la vita del soggetto con questi danni non sono compromessi.

La terapia, in genere, è di tipo rieducativo quindi logopedico, eventualmente chirurgico, quasi mai solo chirurgico senza il supporto logopedico e spesso solo logopedico senza il supporto chirurgico, ma chi decide tutto questo è la figura del foniatra.

D: Moltissimi artisti (presentatori, attori o cantanti molto noti) presentano in maniera evidente delle disfonie trascurate che si protraggono nel tempo.

Una disfonia non curata a cosa può portare?

R: Alla sua cronicizzazione, vale a dire al suo stabilizzarsi nel tempo ed a patologie organiche delle corde vocali. Il problema non è tanto se la presenza o meno del danno organico, ma la qualità della voce....

Una disfonia non curata porta ad una cattiva produzione vocale che naturalmente poi è più difficile (ma non impossibile!) curare con l’intervento correttivo, logopedico.

Il consiglio è quello di non sviluppare nemmeno la disfonia, ma ricorrere al foniatra come medico che si occupi di fisiologia della voce mentre invece oggi il foniatra è ancora il medico della patologia della voce.

D: In conclusione... per chi si avvicina al canto...

Quali sono i punti fondamentali da seguire per far sì che si possa tutelare la persona che canta?

R: Allora... Così come chi vuole praticare uno sport, a prescindere dal livello agonistico, va dal medico, così il cantante (o l’aspirante tale) va dal foniatra il quale inquadra non solo dal punto di vista cordale-vocale il soggetto, ma anche in tutta l’interezza del suo corpo perchè noi cantiamo con tutto il corpo e non solo con le corde vocali. Non basta solo la visita foniatrica iniziale, ma un monitoraggio costante (come si farebbe dal dentista o dal ginecologo) cui va abbinata la tappa logopedica che non deve essere vista come rimedio in seguito a disturbi vocali, ma come momento di formazione, preparazione atletica del cantante. Poi il maestro ( e attenzione agli abusivi e incompetenti poiché non sono i diplomi e i pezzi di carta che forniscono la competenza, ma i percorsi formativi degli insegnanti) fa la sua parte.

A questo punto l’allievo elabora nella testa e nel corpo tutto quello che ha appreso dal foniatra, dal logopedista, dal maestro e continua la sua carriera... però, da foniatra, devo invitare tutti i cantanti a venire spesso a visita per preservare la voce piuttosto che dover poi curarla.

D: A prescindere da commenti sull’impostazione vocale che potrebbero venire dal "foniatra"... volevo sapere l’uomo MASSIMO BORGHESE quali artisti preferisce?

R: Nella lirica, preferisco, come autore Mozart, come voce Maria Callas.

Nella musica leggera mi emozionano maggiormente Claudio Baglioni e Michele Zarrillo.

Bene, sicuramente e finalmente sappiamo qualcosa di più su un argomento di cui molti pensano addirittura che non ci sia niente da sapere!!!

Se questa intervista vi ha incuriosito o addirittura interessato a fondo, vi farà sicuramente piacere sapere che, a breve, il dott. Massimo Borghese farà parte del team del nostro giornale e si occuperà di uno spazio tutto suo, "L’esperto risponde" all’interno del quale tutti potranno rivolgergli quesiti relativi alla foniatria.

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